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2° Edizione
Diz Giu. totali
494 0 494 forme
325 0 325 occorrenze
Ordinamento delle voci: alfabetico punteggio
160) Dizion. 2° Ed. .
D
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pag.243



1) id: c919a467aca94b77aea27b5251159a5c)
Definiz: Lettera, che ha gran parentela con la T, e perciò molte voci latine, nel farsi nostrali, hanno mutato il T in D. come più dolce di suono, Latro Ladro, Potestas Podestà, Litus Lido. Acconsente dopo di se solamente la R, oltre alle vocali, tanto in principio, quanto in mezzo della dizione, e nella stessa sillaba, con perdere alquanto di suono, come DRAGO, SALAMANDRA. Riceve avanti di se, nel mezzo della parola, ma in diversa sillaba, La L, N, R, S, come GELDRA, BANDO, VERDE, DISDICEVOLE. Ma la S, avanti la d. si trova di rado in mezzo di parola, e quasi sempre ne' verbi composti dalla preposizione DIS, come DISDIRE. Nel principio si trova più spesso, come SDEGNO, SDENTATO: e deesi sempre profferire la S, avanti, nel secondo suono, e più rimesso, come nella voce ACCUSA, conforme al detto nella lettera S. Raddoppiasi nel mezzo, quando egli occorre, come FREDDO, ADDURRE.
161) Dizion. 2° Ed. .
SALE
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pag.736



1) id: 4b052aa1b4c4441a81f018bd5c6c5ab5)
Definiz: Misto prodotto dalla natura, o fatto dall'arte, con l'acque salse, prevale nel caldo, e secco, e preserva dalla putrefazione. Lat. sal. gr. ἄλς.


2) id: 079dd58a0de74390ad3054d0850c80ee)
Definiz: ¶ Per metaf. senno, e saviezza, detto, per lo più, da scherzo, così il Lat. sal in vece di SAPIENZIA.
162) Dizion. 2° Ed. .
S
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pag.733



1) id: d603857670bb4581b2baae2525ee657e)
Definiz: Lettera di suon vemente, come la R. posta in composizion co' suo' primitivi, ha forza molte volte, di privativo: come CALZARE SCALZARE, MONTARE SMONTARE. Alle volte d'accrescitivo: come, PORCO SPORCO, MUNTO SMUNTO. Alle volte di frequentativo: come BATTERE SBATTERE. Alle volte non opera nulla, valendo lo stesso: CAMPARE SCAMPARE, BANDITO SBANDITO, BEFFARE SBEFFARE. Appo di noi ha due varj suoni: il primo più gagliardo, e, a noi, più familiare: come CASA, ASSE, SPIRITO. L'altro più sottile o rimesso, usato più di rado: come SPOSA, ROSA, ACCUSA, SDENTATO, SVENATO. In questo secondo suono non si raddoppia giammai, ne anche si pone in principio della parola, se non quando, immediatamente, ne segue una consonante: come SMERALDO, sdentato, ec. Consente dopo di se, nel principio della parola, tutte le consonanti, salvo la Z. Nel mezzo della parola, e in diversa sillaba, riceve, dopo di se, le medesime consonanti, ma più malagevolmente: e, per lo più, in composizione, con la preposizion DIS o MIS: come DISDETTA, MISLEALE: ma col C, P, T, s'accoppia frequentemente, senza difficultà: come TASCA, CESPUGLIO, PRESTO. Quando è posta avanti al C, F, P, T, si dee pronunziare nel primo modo, cioè, col suon più gagliardo: come SCALA, SFORZO, VESPA, STUDIO, CESTO: ma avanti al B, D, G, L, M, N, R, V, si pronunzia col suono più sottile, o rimesso: come, SBARRA, SDEGNO, SGUARDO, SLEGARE SMANIA, SNELLO, SRADICARE, SVENTURA. Avanti di se ammette la L, N, R, in mezzo alla dizione, e in diversa sillaba: come FALSO, MENSA, ORSO. Raddoppiasi nel mezzo della parola, come l'altre consonanti, dove lo ricerca il bisogno.
163) Dizion. 2° Ed. .
B
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pag.103



1) id: cc8dc2bfab7c4a07bcd45a36b701d254)
Definiz: Lettera, assai simile al P. e all'V consonante, dicendosi molte voci con l'una, e con l'altra scambievolmente: come SERBARE, e SERVARE, NERBO, e NERVO, BOCE, e VOCE, PUBBLICO, e PIUVICO. Delle consonanti riceve dopo di se, nella medesima sillaba, la L, e la R, e vi perde alquanto di suono, come, OBBLIGO, PUBBLICO, BRACCIO, OMBRA, benchè, con la L, di rado si truovi appresso i Toscani, ne mai in principio di parola, come pronunzia a loro più strana, salvo alcune voci Latine, come, BLANDO, BLANDIMENTO, ec. Consente avanti di se, in mezzo di parola, ma in diversa sillaba, la L, M, R, S, Come ALBUME, LEMBO, ERBA, USBERGO, quantunque si trovi di rado con la S, in mezzo della parola, e, per lo più, ne' verbi composti con la proposizione DIS, come DISBRIGARE. Usasi più frequentemente in principio di parola, come SBANDITO, SBATTERE. E deesi sempre la S. avanti al B, pronunziar col suon più sottile o rimesso, come nella voce ACCUSA, di che si dice nella lettera. S. Puossi raddoppiar nel mezzo della parola, quando egli occorre, come, NEBBIA, TREBBIO.
164) Dizion. 2° Ed. .
U
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pag.905



1) id: d61b163890a44c1f8a6a02b3fa93899e)
Definiz: Lettera vocale, e tal'or lettera consonante. Quando e vocale ha gran familiarità con l'O chiuso, dicendosi molte voci con l'uno e con l'altro, scambievolmente: SORGE SURGE, AGRICOLTURA AGRICULTURA. Quando gli segue appresso, un'altra vocale, quasi sempre tutte e due si pronunziano per dittongo, cioè in una sillaba sola, come ancora addiviene all'I: SGUARDO, QUERCIA, GUIDA, FUOCO. Bene è vero, che quando gli seguita appresso l'O, son sempre una sillaba sola, ma, seguendo una dell'altre vocali, tal'or son due: PERSUASO, RUINA, CONSUETO. Precedendogli il G, C, o Q, fa sempre dittongo, ed è pure una sola sillaba: GUERRA, GUIDA, GUADO, QUATTO, QUERCIA, QUITANZA. L'U consonante è assai differente di suono dall'U vocale, però ricercherebbe differente carattere, essendo molto simile al nostro B, e al β greco. Da alcuni è detto aspirato del B: onde molte voci, or con l'uno si dicono indifferentemente, or con l'altro: SERVARE SERBARE, NERVO NERBO, VOCE BOCE. Riceve dopo di se la R nella stessa sillaba, e in mezzo della dizione, ma con molto perdimento di suono: DOVRESTE, CAVRETTO, SOVRANO. Avanti di se, nel mezzo della parola, e in diversa sillaba, consente la L, N, R, S. MALVA, CONVITO, SERVA, DISVIATO, benchè la S si truovi di rado nel mezzo della parola, e, per lo più, ne' verbi composti, con la preposizion DIS, o MIS: ma si ben nel principio molto frequente: SVENIRE SVARIARE, SVINARE. Deesi pronunziar la S, avanti all'U consonante, col suono sottile, o rimesso, quale nella voce ACCUSA, secondo che si dice nella lettera S Raddoppiasi, come l'altre consonanti, nel mezzo della parola. AVVIVARE, RAVVOLTO.
165) Dizion. 2° Ed. .
M
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pag.486



1) id: dbad89ca955045249bf5693b85b18521)
Definiz: LETTERA, sorella della N, prendendosi in cambio di essa, seguitandone B, o P, per miglìor pronunzia, come LEMBO, EMPIO. Delle consonanti, nel mezzo della parola, ma in diversa sillaba, riceve dopo di se, il B, e 'l P, come GREMBO, AMPIO. Consente similmente in mezzo di parola innanzi di St, e in diversa sillaba, la L, R, S, come ALMA, ORMA, RISMA, quantunque la S si truovi di rado nel mezzo della parola, e sarà, per lo più, ne' verbi composti, con la preposizione DIS, come DISMETTERE: ma nel principio è più frequente, come SMANIA, SMARRITO. Profferiscesi la S, innanzi alla M, nel secondo modo, cioè, con sottil suono, e rimesso, come nella VOCE ROSA, conforme a quello, che si dice nella lettera S. Raddoppiasi nel mezzo della parola, quando egli occorre, come FEMMINA MAMMA, ec.
166) Dizion. 2° Ed. .
G
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pag.366



1) id: 503efe1e2cf84fcbad343d31e06ebac3)
Definiz: Lettera compagna del C, laquale, anch'ella, ha due suoni diversi, perchè posta avanti all'A, O, U, ha il suono più rotondo, come GALLO, GOTA, GUSTO: e avanti all'E, ed I, ha il suono più sottile, o aspirato, come GENTE, GIRO: onde, per necessità di proprio carattere, per servircene nel primo suono con la E, e con l'I, pogniamo dopo la H, come GHERONE, GHIRO. Questo Gh, quando ne seguita l'I, ha anch'egli due suoni, l'uno più rotondo, e grosso, come GHIRLANDA, VEGGHI dal verbo vedere: l'altro più sottile, e schiacciato, il quale, per lo più, avviene, quando all'I segue un'altra vocale, come GHIANDA, GHIERA, VEGGHIA: e a cotali suoni, per isfuggire errore, sarebbe di bisogno proprio carattere a ciascheduno. Delle consonanti riceve dopo di se, nella stessa sillaba, la L, N, R. Come NEGLETTO, GLORIA, EGLI, REGNO, INGRATO, GRETOLA: bene è vero, che dopo la L, dove non seguita l'I, per esser suono, per sua durezza sfuggito da questa lingua, si truova di rado. Quando alla L, col G avanti, seguita l'I, in tal caso ha due suoni: l'uno più rotondo, e grosso, come NEGLIGENTE, il quale non è molto ricevuto da noi: l'altro più sottile, o schiacciato, come GIGLIO, FOGLIO: e questo è nostro proprio. Aggiunto, come s'è detto, il G alla L, e N, gran parte gli fa perdere del suo suono, come AGLIO, RAGNA. Consente avanti di se La L, N, R, S. nel mezzo della parola, e in diversa sillaba, come VOLGO, VANGA, VERGA, DISGREGARE, benchè la S si trovi in mezzo di rado, e per lo più, in composizione, con la preposizione DIS. Ma nel principio di parola, più frequentemente, come SGARARE: e si pronunzia sempre la S avanti al G, nel secondo modo, cioè nel suono più rimesso, come nella voce ACCUSA. Raddoppiasi questa lettera nelle nostre voci molto spesso, come POGGIO, OGGI, ec.
167) Dizion. 2° Ed. .
N
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pag.538



1) id: 957c8fe7405c487a92735db8f177fe54)
Definiz: Lettera di suono simile alla M. Laquale si raddoppia, come l'altre consonanti, dove è mestiere, come PANNO, CENNO, ec. Posta dopo la G, perde una gran parte del suo suono, e quasi un'altra lettera ne diventa, e ciò addivien sempre nel mezzo della parola, e nella sillaba stessa: come AGNELLO. Può forse talora avvenir ciò, in principio di parola, ma molto di rado, e forse una volta, o due solamente, come GNAFFE, GNAU. Riceve dopo di se delle consonanti il C, D, F, G, S, T, V, Z, nel mezzo della parola, ma in diversa sillaba, e mantiene lo 'ntero suono: come BANCO, BANDA, ENFIATO, VANGELO, MENSA, VENTO, CONVITO, STANZA. Ammette avanti di se, in mezzo della parola, e in diversa sillaba, La R e S, come ARNIE, DISNEBBIARE, quantunque la S non si trovi mai in mezzo di parola, se non ne' verbi composti, con la preposizione DIS, ma nel principio più spesso, come SNODARE. E sempre si pronunzia la S, come avanti la N, nel suono più sottile, quale nella voce confusa, come si dice nella lettera S.
168) Dizion. 2° Ed. .
Z
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pag.946



1) id: 8ff24620417a4bc981342444077004ad)
Definiz: Lettera di suono molto gagliardo, e assai in uso, appo i Toscani: ha due suoni diversi, o forse più, secondo gli accoppiamenti dell'altre lettere, con le quali ell'è collocata, ma due sono i più principali, e più conosciuti: il primo più intenso, e gagliardo, da alcuno detto aspro, e più simigliante al primo, che abbiamo assegnato alla lettera S, e a noi più frequente, come PREZZO, CAREZZE, ZANA, ZIO: l'altro più sottile, e rimesso, chiamato da altri rozzo, da noi meno usato, e più simile al secondo suono della S, come REZZO, ORZO, ZANZARA, ZELO: onde per fuggir la mala pronunzia, carattere differente le si vorrebbe. Posta la Z davanti all'I, alla qual seguiti altra vocale, non si raddoppia giammai, e sempre si profferisce col primo suono detto di sopra, come LETIZIA, ASTUZIA, AZIONE, ORAZIONE, INVOCAZIONE. Dopo di se non riceve niuna dell'altre consonanti, ne in principio, ne in mezzo della parola. Avanti di se, in mezzo di dizione, e in diversa sillaba, consente la L, N, R, come BALZO, LENZA, SCHERZO. Raddoppiasi nel mezzo delle parole, come tutte l'altre consonanti, fuorchè ne' sopraddetti luoghi, come PIAZZA, PALAZZO, REZZO, ZIZZANIA, benchè differenza grande di suono non si senta dal pronunziarla doppia, o scempia, essendo, come s'è detto, di suon gagliardo. Ma se per via di riprova si converta la Z in S, come lettera sua propinqua, e come l'usano in alcuni luoghi di Toscana, si troverrà, che dove la Z dee andar doppia, la S sarà doppia, come PALAZZO, PALASSO, PIASSA, PIAZZA, e dove la Z dee ire scempia, ancora si troverrà la S scempia: come LETIZIA LETISIA, ORAZIO ORASIO, FABBRIZIO FABBRISIO: però con questa regola la Z andrà sempre scempia, dove, convertita in S si troverrà una sola S il che addiviene, quando alla Z seguita l'I, che allato abbia la vocale: e a quelle voci, le quali hanno la penultima sillaba breve, e nell'ultima la Z, come POLIZA OBIZO, ALBIZI, PREVIZA: perciocchè, convertita la Z, in S, si dirà PREVISA, ALBISI, POLISA, OBISO, ec. Le quali voci, nella nostra lingua, oltre a' nomi propri, non arrivano forse al numero di tre.