Lessicografia della Crusca in rete

Volume 11 - Dizionario 5° Ed.
180) Dizion. 5° Ed. .
OVVIATO.
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pag.783

OVVIATO.
Definiz: Partic. pass. di Ovviare.
Lat. obviatus.
181) Dizion. 5° Ed. .
OVVIO.
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pag.783

OVVIO.
Definiz: Add. Facile a presentarsi all'occhio o alla mente, Che comunemente si conosca, si sa, si vede, e simili.
Dal lat. obvius. –
Esempio: Segner. Op. 4, 641: Suggeriremo egualmente in tutti (i mali), i rimedj che sono almeno più ovvj.
Esempio: Salvin. Pros. tosc. 1, 326: In sustanza non è che un pensiero, una ovvia similitudine, trovata da poeta pochissimo poetico.
Esempio: Targ. Viagg. 10, 74: È ovvio in certi nostri monti l'accozzamento seguìto di sughi spatosi e sughi quarzosi.
Esempio: Rosmin. Orig. Id. 3, 87: Tutte quelle conseguenze che dai detti principj si possono derivare, le quali sieno così prossime ed ovvie, che anche la donnicciola e l'uom volgare valga a dedurre da se medesimo.
Esempio: Capp. Scritt. 1, 114: È qui necessità discostarsi dall'ovvio senso delle parole, per non cadere nella inverosimiglianza.
Esempio: E Capp. Scritt. 1, 139: Mi basti solo accennare pochi nomi che tutti abbiamo a memoria, e trarne ovvie conseguenze.
Definiz: § I. E per Facile a comprendersi, Di agevole intelligenza. –
Esempio: Cerracch. Dubb. Rubr. 2, 354: I mistici significati delle cose ecclesiastiche non sono così ovvj, che ec.
Esempio: Rosmin. Orig. Id. 1, 166: Professava di non saper nulla, fuori per avventura questo solo, di far osservare altrui le difficoltà che contenevano in sè le questioni filosofiche anche più ovvie.
Definiz: § II. Vale pure Comune, Usitato. –
Esempio: Salvin. Pros. tosc. 1, 186: Checchè sia di questo, che con molti esempj si potrebbe provare, e colla ovvia figura della repetizione, che a fare impressione nell'animo è per così dire una martellata di più; io dico ec.
Esempio: Mann. Ist. Decam. 185: Non si troveranno forse nello stesso tempo in un luogo medesimo due celebratissimi medici col medesimo nome, e nome non così ovvio e frequente.
Definiz: § III. E per Agevole, Facile. –
Esempio: Giobert. Rinnov. 1, 158: E se è dannoso e a lungo impossibile l'inceppar le franchigie ed i traffichi, sarà egli più ovvio e fruttifero l'opprimere le nazioni?
Esempio: Guast. Rapp. El. 30: L'Arno a mezzogiorno, il Mugnone a occidente.... limitavano naturalmente l'estendersi della città: da oriente le acque d'Arno spagliavano e impaludavano fin sotto le mura.... Solo da tramontana era dunque ovvio l'accedere; e di qua gli assalimenti barbarici ec.

182) Dizion. 5° Ed. .
OZENA.
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pag.784

OZENA.
Definiz: Sost. femm. Malattia della muccosa nasale, che dà una secrezione purulenta, fetidissima.
Dal lat. ozaena, e questo dal grec. ὄζαινα. –
Esempio: Cocch. Bagn. Pis. 195: Il medesimo ragionamento vale ancora per alcuni mali della membrana della cavità delle narici e dei seni frontali e massillari, come le pertinaci corizze e le ozene.

183) Dizion. 5° Ed. .
OZIACO.
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pag.784

OZIACO.
Definiz: Add. Infausto, Malaugurato; aggiunto di giorno oziaco.
Ed è corruzione di Egiziaco. –
Esempio: Fr. Giord. Pred. 87: I dì oziachi sono nulla; ed è somma stultia a ciò credere.
Esempio: Rim. Ant. P. 3, 297: Dì oziachi presi dall'Egitto Il primo e 'l ventiquattro di gennaio, Il quarto e 'l venticinque di febbraio ec.
Esempio: Sacch. Nov. 2, 41: Quando lo esecutore vide questo, si cominciò a segnare, tirandosi a drieto, dicendo: Per Dio, questo c'è lo dì oziaco.
Esempio: Burch. Son. 1, 20: Guardatevi, gottosi, Di non mangiar ciriege in dì oziachi.
Esempio: S. Antonin. Confess. 21 t.: Osservazione de' tempi non si debbono fare vanamente, come è di guardarsi di non principiare una cosa più in uno dì che in uno altro per che sia dì oziaco.
Definiz: § I. E aggiunto di anno oziaco. –
Esempio: Sacch. Rim. G. 1 t.: Ahi ria fortuna dispietata e cruda, Che 'n vèr me volgi tanti oziachi anni, Pensi tu ec.?
Definiz: § II. In forza di Sost. per Incantatore. –
Esempio: Libr. Op. div. Andr. 187: Andò un dì a uno oziaco, cioè a uno che incantava i dimonj.
Esempio: E Libr. Op. div. Andr. appr.: El donzello disse: quali sono i tuoi comandamenti? e l'oziaco disse: che tu adori il mio signore.

184) Dizion. 5° Ed. .
OZIARE.
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pag.784

OZIARE.
Definiz: Neutr. Stare in ozio, Abbandonarsi all'ozio.
Lat. otiari. –
Esempio: Giobert. Rinnov. 2, 413: Intenti gli uni... a godere, arricchire, oziare ec.
Esempio: Tomm. Evang. Not. 131 Not.: Liberati da molte brighe, si liberano anche da molte dicerie, col non andare pe le altrui case a tripudiare oziando, ma contenti alla pura necessità.

185) Dizion. 5° Ed. .
OZIATO.
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pag.784

OZIATO .
Definiz: Partic. pass. di Oziare.

186) Dizion. 5° Ed. .
OZIO.
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pag.784

OZIO.
Definiz: Sost. masc. Astensione continuata dall'operare, dal lavoro, dalla fatica; e propriamente per pigrizia, inerzia, infingardaggine.
Dal lat. otium. –
Esempio: Scarp. Serm. S. Ag. 72: Cari fratelli, sapete che cosa è ozio? Questo si è una sepultura dell'uomo vivo.
Esempio: Cavalc. Med. Cuor. 231: L'ozio è sentina e cagione d'ogni mal pensiero e volontà.
Esempio: Alam. L. Colt. 4, 898: L'ozio è 'l tarlo Che le ricchezze, il cor rode e l'onore.
Esempio: Chiabr. Rim. 2, 406: Creder si dee, Ch'ei.... schifo d'ozio in gloriosi affanni Versasse dalla fronte ampj sudori.
Esempio: Bart. D. Op. mor. 28, 3, 162: I vivi cadaveri de' corpi de' ricchi, che infracidan nelle delicie, marciscon nell'ozio ec.
Esempio: Segner. Mann. lugl. 1, 2: La pigrizia porta l'ozio, l'ozio porta la trascuraggine.
Definiz: § I. In locuz. figur. –
Esempio: Dant. Purg. SD. 7: Ottacchero ebbe nome, e ne le fasce Fu meglio assai che Vincislao suo figlio, Barbuto, cui lussuria e ozio pasce.
Esempio: Petr. Trionf. 185: Ei (Amore) nacque d'ozio e di lascivia umana, Nudrito di penser dolci soavi, Fatto signore e dio da gente vana.
Esempio: Giambull. B. Ciriff. Calv. 1, 347: Tu se'.... proprio uno animal selvaggio e brutto, Nutrito d'ozio e d'una gran pigrizia.
Esempio: Leopard. Poes. 67: Ozio le soglie Scellerate occupò; ne' corpi inerti.... languide, ignave Giacquer le menti.
Definiz: § II. E, conforme a proprietà latina, per Quiete operosa, e specialmente Astinenza onesta dalle cure della vita attiva per attendere agli studj, alla contemplazione, e simili. –
Esempio: Dant. Conv. SD. 147: La cura familiare e civile, la quale convenevolemente a sè tiene de li uomini lo maggior numero, sì che in ozio di speculazione esser non possono.
Esempio: Petr. Trionf. 260: Poi vidi il gran platonico Plotino, Che, credendosi in ozio viver salvo, Prevento fu dal suo fero destino.
Esempio: Cell. G. Lett. 21: Solo nell'ozio litterale truovo alcuno diporto; perchè in quello si ragiona e parla dell'altra vita.
Esempio: Machiav. Stor. 2, 2: Non si può la fortezza degli armati animi con il più onesto ozio che con quello delle lettere corrompere.
Esempio: Tass. Lett. 2, 328: Gli uffìzj fatti da Vostra Signoria illustrissima co 'l serenissimo signor duca mi concederanno ch'io viva in quest'ozio letterato, che insegna a disprezzar la morte.
Esempio: Parut. Soliloq. 1, 11: Io.... invidio a voi quell'ozio santo, dato tutto alle orazioni e alle meditazioni; ozio che è il vero negozio, vero trattenimento e vero nutrimento delle anime.
Esempio: Pallav. Perfez. crist. 521: Io, ha già forse vent'anni, stava nell'operoso ozio degli esercizi spirituali.
Esempio: Dat. Pref. Pros. Fior. 44: L'Angelio.... nelle commodità e nell'ozio letterario avanzò notabilmente Torquato.
Esempio: Guast. Rapp. El. 154: Al vivere riposato, all'ozio delle lettere, alla casa paterna, anteponendo il combattere per le giuste cause ec.
Definiz: § III. E per Libertà da cure moleste, affaticanti, od anche Astensione, e propriamente temporanea, da esse. –
Esempio: Bocc. Decam. 2, 227: Essendo io negli agi e negli ozj ne' quali voi mi vedete, a secondare li piaceri d'amore ed a divenire innamorata mi sono lasciata trascorrere.
Esempio: Ar. Orl. fur. 37, 22: Serberò a maggior ozio di provarmi Ch'ogni laude di lei sia da me espressa.
Esempio: Cas. Pros. 2, 5: Al nostro ozio e al nostro riposo son già apparecchiati.... i miserabili lacci e l'aspre e gravi catene di servitù.
Esempio: E Cas. Pros. 2, 6: Avremo ozio e sicura pace, siccome io spero e desidero.
Esempio: E Cas. Pros. 3, 148: Ancora se' tu a tempo di farti dotto con facilità, avendo e principj, e maestro, e ozio, e ingegno, che bastano a farlo.
Esempio: Ammir. Stor. 1, 6: Non solo drizzarono tutti i loro studj alla quiete e a goder nell'ozio della pace quello, che aveano con gli affanni delle guerre acquistato; ma ec.
Esempio: Bicchier. Bagn. Montecat. 24: Il difetto dei molti comodi necessarj a tal'uopo in luogo assai distante dalla città, e la mancanza di quell'ozio placido, che esigono tentativi sì delicati..., obbligarono ad abbandonarne il progetto.
Definiz: § IV. E semplicemente per Astensione temporanea da una data occupazione, lavoro, incombenza, e simili. –
Esempio: Ar. Orl. fur. 20, 81: Altri dormiro, ed altri stêr vegghianti, Compartendo tra lor gli ozj e gli studj.
Definiz: § V. E nel plur., per Vita oziosa, scioperata. –
Esempio: Fosc. Poes. C. 33: Il lombardo.... Sardanapalo, Cui solo è dolce il muggito de' buoi Che.... Lo fan d'ozj beato e di vivande.
Esempio: Card. Pros. 822: I coltivatori.... muoiono di pellagra sul grasso suolo che pasce gli ozj ed i vizj di una aristocrazia disutile.
Definiz: § VI. E per Condizione di vita, Mestiere, o simili, che non richieda intensità di pensiero o di cure. –
Esempio: Card. Pros. 597: Ma tra le ombre estive del monte o nei pascoli invernali del piano gli ozj del pastore non saranno più, giova sperare, tristi e brutali come forse una volta, se lo conforti la compagnia d'un libro ove egli s'industrii a leggere cose buone.
Definiz: § VII. E personificato poeticam. in un essere immaginario. –
Esempio: Ar. Orl. fur. 14, 93: In questo albergo il grave Sonno giace: L'Ozio da un canto corpulento e grasso; Da l'altro la Pigrizia in terra siede.
Definiz: § VIII. In ozio, vale Senza far nulla. –
Esempio: Adr. M. Plut. Vit. 3, 20: Veggendo.... Cinea Pirro corrente volonterosamente alla guerra d'Italia, un giorno che 'l vide in ozio, lo mise in cotale ragionamento.
Esempio: Lipp. Malm. 1, 82: Donando a ciascheduno entrate e zolle, Acciò se la passasse da buon sozio: Ed allegro..., Senza briga vivesse in pace e in ozio.
Esempio: Manz. Prom. Spos. 276: Molta gente era seduta, non però in ozio, su due panche, di qua e di là d'una tavola stretta e lunga.
Esempio: E Manz. Prom. Spos. 721: Renzo.... non passò in ozio que' giorni già tanto lunghi per sè.
Definiz: § IX. E per Senza utilità, Senza alcun pro. –
Esempio: Domin. Gov. Fam. 54: Chi la lingua usa in ozio, fa non solo contra il suo comandamento..., ma ec.
Definiz: § X. Per ozio, parlandosi di occupazione riposata o meno urgente e importante d'altra qualsiasi, vale Per passare il tempo, Per passatempo. –
Esempio: Leopard. Poes. 100: Havvi chi le crudeli opre di morte Si elegge a passar l'ore, e nel fraterno Sangue la man tinge per ozio.
Definiz: § XI. Darsi all'ozio, vale Stare ozioso, Oziare. –
Esempio: Dant. Parad. SD. 11: Chi nel diletto de la carne involto S'affaticava, e chi si dava a l'ozio.
Esempio: Segner. Mann. magg. 6, 1: Se non fann'altro di peggio, si dànno all'ozio, alle commedie, alle crapule, a i passatempi.
Definiz: § XII. Stare in ozio, Vivere, o simili, in ozio, vale Rimanere inoperoso, inerte. –
Esempio: Bocc. Decam. 2, 254: Sentendosi per lo lungo esercizio più della persona atante, che quando giovane, in ozio dimorando, non era.
Esempio: Alb. Fam. 165: Mai mi lascio stare in ozio. Burch. Son. 1, 16: Veggendo le civaie stare in ozio (qui figuratam. e in ischerzo).
Esempio: Adr. M. Plut. Vit. 1, 377: Volendo che la turba esente dall'armi e meccanica avesse ancor ella parte dell'argento pubblico, non con lo starsi in ozio ad impigrire, ma col lavorare, propose ec.
Esempio: Segner. Mann. lugl. 14, 4: Oh se sapesti, quanto lo Spirito del Signore abborrisce, che su la terra veruno mai viva in ozio!
Esempio: E Segner. Mann. lugl. 21, 2: Così fanno coloro, che stanno in ozio.
Definiz: § XIII. L'ozio è il padre dei vizj: proverbio di chiaro significato.
Definiz: § XIV. Ozj di Capua, è locuzione allusiva alla lunga sosta d'Annibale a Capua, fra le cui delizie l'esercito di lui s'infiacchì.

187) Dizion. 5° Ed. .
OZIONE.
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pag.785

OZIONE.
Definiz: Sost. femm. Term. dei Legali. L'ottare.
Dal lat. optio optionis.
188) Dizion. 5° Ed. .
OZIOSAMENTE.
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pag.785

OZIOSAMENTE.
Definiz: Avverb. In modo ozioso, In ozio; Neghittosamente. –
Esempio: Imit. Crist. 15: È da stare vigilante ed orare, acciocchè il tempo non passi oziosamente ed infruttuosamente.
Esempio: E Imit. Crist. 33: Se tu fuggirai i parlari superflui e l'andare vagabondo oziosamente,... troverai tempo assai sufficiente ed atto a potere attendere alle sante meditazioni.
Esempio: Maff. Scienz. cavall. 37: Finchè vien loro (ai nobili) senza taccia veruna permesso di vivere oziosamente, come i più fanno in Italia, come potranno chiamarsi lor proprie queste due virtù (la giustizia e la fortezza)?
Definiz: § I. Per Senza far nulla, Senza provvedere, e simili. –
Esempio: Guicc. Stor. Gh. 1, 42: Soli i Viniziani deliberavano, standosi neutrali, aspettare oziosamente l'esito di queste cose.
Esempio: E Guicc. Stor. Gh. 1, 183: Ingannandosi non mediocremente coloro che si persuadevano che gli altri potentati avessino oziosamente a comportare che allo imperio Veneto.... si aggiugnesse la opportunità sì grande del dominio di Pisa.
Esempio: E Guicc. Stor. Gh. 2, 101: Così i Franzesi, impediti dall'asprezza della vernata, soggiornavano oziosamente in sulla ripa del Garigliano.
Esempio: E Guicc. Stor. Gh. 4, 140: Però dormiva ogni cosa oziosamente in quello esercito, avendo per grazia che gli Imperiali non venissino più innanzi.
Esempio: Pallav. Libr. Ben. 331: Dovendosi questa (la felicità) procacciar da noi con l'industria, e non aspettar oziosamente che ne piova in seno dal cielo.
Definiz: § II. E per Con agio e quasi per ozio, Comodamente. –
Esempio: Guicc. Stor. Gh. 1, 59: Donde i difensori de' luoghi oppugnati avevano spazio di potere oziosamente fare di dentro ripari e fortificazioni.
Esempio: E Guicc. Stor. Gh. 1, 206: L'armata.... sì oziosamente si ordinava, che i Collegati ebbono tempo di mandare.... un'armata.... per impedire che ec.
Definiz: § III. Vale anche Senza un determinato scopo o intendimento, Vagamente, e simili. –
Esempio: Manz. Prom. Spos. 12: Poi alzava il viso, e, girati oziosamente gli occhi all'intorno, li fissava alla parte d'un monte, dove ec.
Definiz: § IV. E altresì Vanamente, Senza costrutto, e simili. –
Esempio: Domin. Gov. Fam. 54: Così diè (Dio) la lingua all'uomo non oziosamente: e così chi la lingua usa in ozio, fa non solo contra il suo comandamento, dicente che non si parli oziosamente, ma contra il naturale mandato, dimostrante ec.
Esempio: Pallav. Libr. Ben. 269: Nessun di quelli che hanno voluto o persuadere o dottrinare e non ispassare oziosamente i lettori.
Esempio: Guast. Rapp. El. 378: Son questi i due cardini della questione, che si rigira oziosamente da secoli.
Definiz: § V. Vale pure Non necessariamente, Inutilmente. –
Esempio: Varch. Ercol. 243: Nè vi prenda maraviglia, se troverete qualche volta alcuna di queste monosillabe.... la quale vi paia stare oziosamente e di soverchio (qui figuratam.).

189) Dizion. 5° Ed. .
OZIOSETTO.
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pag.785

OZIOSETTO .
Definiz: Diminut. e Vezzeggiat. di Ozioso. Alquanto ozioso. –
Esempio: Alb. Fam. 224: Ed ancora la vedeva oziosetta, e pareva alquanto starsi malinconosa.

190) Dizion. 5° Ed. .
OZIOSITÀ, OZIOSITADE e OZIOSITATE.
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pag.785

OZIOSITÀ, OZIOSITADE e OZIOSITATE.
Definiz: Sost. femm. Astratto di Ozioso. Vizio di chi sta ozioso, Il non far nulla, Neghittosità, e simili.
Lat. otiositas. –
Esempio: Fior. Virt. 142: Schifa l'oziositade, se vuoi schifare lussuria.
Esempio: Cresc. Agric. volg. 3: Nel coltivamento della villa, agevolmente si truova stato tranquillo, imperocchè eccita dall'oziosità, e il danno de' prossimi si schifa.
Esempio: Dant. Conv. SD. 246: E per fuggire oziositade, che massimamente di questa donna (della filosofia) è nemica,... proposi ec.
Esempio: Liv. Dec. 1, 40: A lui parve che la cittade fosse invilita per oziositade.
Esempio: Scarp. Serm. S. Ag. 72: Per questa oziosità si perde il rigore e la santitade della vita solitaria.
Esempio: Fr. Bart. Amm. ant. volg. 487: L'oziosità ha già insegnata molta malizia.
Esempio: S. Bern. Lett. F. 59: L'oziosità è cagione di tutti i rei pensieri e tentazioni, imperciò che somma malizia di mente è l'oziosità sanza essercizio.
Esempio: Barber. Regg. Donn. 169: Li nimici delle donne sono XVII: ornamenti,... oziosità, ricchezza, ec.
Esempio: S. Antonin. Lett. 139: Fa' tu il tuo dovere d'ammaestrargli (i figliuoli) ispesso..., e avvezzargli all'orazione e alla fatica, non alla oziosità de' gentiluomini.
Esempio: Adr. M. Plut. Vit. 1, 376: E tutto fece per isgravar Atene da una turba di popolo ozioso.
Esempio: Pallav. Perfez. crist. 429: Per gastigare la nostra oziosità, non vuol far egli (Dio) da per sè quel poco in che possiamo operar noi seco.
Esempio: Segner. Pred. 62: Questo ora è detto di certo per la tal dama, ch'è la mantenitrice di tutte le oziosità.
Esempio: Salvin. Disc. 1, 185: Non credo già, che per uomo nobile quegli si abbia ad intendere, che vanti i meriti de' suoi maggiori..., e all'ombra de' magnifici fatti di quelli copra la sua degenere e tralignante oziosità.
Esempio: Martin. T. N. Not. 5, 133 Not.: Si avvezzavano a perdere il tempo nelle visite mondane, nelle ciance e nell'oziosità, non senza pericolo di cadere in falli anche più gravi.
Esempio: Leopard. Pros. 2, 319: Dalla oziosità nasce l'indigenza.
Esempio: Tomm. Evang. Not. 84 Not.: Non raccomanda agli uomini l'oziosità; e ben l'interpreta l'Apostolo là dove dice: Chi non vuol lavorare, non mangi.
Definiz: § I. Figuratam. –
Esempio: S. Bern. Pist. 6: Molti mali ha insegnato e insegna la oziosità.
Definiz: § II. E per Vanità, Inutilità, e simili. –
Esempio: Collaz. SS. PP. 148: La sua parola non sarà efficace, nè utile..., e non potrà passare il cuore loro, ingannato per l'oziosità delle opere e per la infruttuosità della vanità.
Esempio: Segner. Mann. lugl. 7, 6: Come ti dai al sonno, come ti dai agli spassi, come ti dai alle solite oziosità, tutta la tua conversione sarà finita.
Esempio: Magal. Lett. fam. 2, 62: Iddio mi perdoni l'oziosità di queste righe.

191) Dizion. 5° Ed. .
OZIOSO.
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pag.786

OZIOSO.
Definiz: Add. Dedito all'ozio, al non far nulla. Che vive nell'ozio, Sfaccendato.
Lat. otiosus. –
Esempio: Petr. Rim. F. 56: Vecchia, ozïosa e lenta, Dormirà sempre, e non fia chi la svegli?
Esempio: Bocc. Decam. 1, 58: Quasi oziose sedendosi, volendo e non volendo, in una medesima ora seco rivolgono diversi pensieri.
Esempio: Giord. Op. 1, 484: Così noi siamo oziosi possessori de' nostri tesori!
Definiz: § I. Detto di vita oziosa, età oziosa, e simili, per Menato, Trascorso, Passato, nell'ozio, senza attendere a ciò che si potrebbe o dovrebbe fare. –
Esempio: Bocc. Amet. 106: Io non trascorsi la puerile età oziosa, nè tutta la diedi solamente alla conocchia.
Esempio: Bart. D. Op. mor. 28, 3, 95: Non si erano ancor fatte sentire in Egitto le trombe guerriere dell'armata d'Augusto, che sole bastavano ad isvegliare Antonio dal lungo sonno d'una vita oziosa e lasciva.
Esempio: Card. Pros. 595: La istruzione non fu per voi [o popolani] la sola occupazione un po' più seria o un po' meno fatua della vita oziosa: dopo lunghe ore di fatiche, voi veniste a cercare la istruzione in un'altra fatica, nella fatica, nuova per voi, dello spirito.
Definiz: § II. E detto di atti, affetti, abiti, proprj di tale vita. –
Esempio: Guicc. Stor. Gh. 1, 7: Voltato poi totalmente l'animo a oziosi diletti, non aveva più.... pensieri accesi a cose che la felicità d'Italia turbare potessino.
Esempio: Buomm. Verg. 138: Voi vi taglierete i capelli; in segno che terrete sempre spiccati que' ramucelli, quegli affettucci vani e oziosi, che potrebbono sviar lo 'ntelletto dalla contemplazion del Cielo.
Definiz: § III. E detto di persona, vale Che fa checchessia inutilmente, invano. –
Esempio: Rim. Ant. S. 61: Ben so' stato ozïoso, Ch'i' ò servito quanto Mostrar vèr me disdegno vi piacesse.
Esempio: Guast. Scritt. Art. 38: Parrei un retore ozioso, se io cominciassi dal ripetere che le arti non debbon servire al mero diletto.
Definiz: § IV. Pure detto di persona, vale Inoperoso, Inerte, e simili. –
Esempio: Domin. Gov. Fam. 59: La forte e savia donna.... non mangiò il suo pane oziosa.
Esempio: E Domin. Tratt. Car. 12: Se tu (Maria) vuoi che campi (Cristo) sali in sulla croce e schiavali le mani innanzi che muoia: e se pur tu vuoi la morte sua, piglia la lancia ed apri il suo santo costato. Sta' tu adunque, o madre, qui oziosa?
Esempio: Manz. Poes. M. 363: Nè l'orecchio tuo santo io vo' del nome Macchiar de' vili, che oziosi sempre, Fuor che in mal far, contra il mio nome armaro L'operosa calunnia.
Definiz: § V. Pur detto di persona o di sua vita, per Placido, Quieto, Tranquillo, Riposato, e simili. Anche in forza di Sost. –
Esempio: Cat. Cost. volg. 109: Schifa li oziosi e taciti con l'animo; perocchè là dove il fiume è più cheto, ivi è forse più alto.
Esempio: S. Ag. C. D. 8, 13: Per tenere ed amare vita oziosa e quieta, come coloro che vogliono vacare solamente alli studj della dottrina.
Esempio: Machiav. Princ. F. 20: Li sua successori, se fussino suti uniti, se lo potevano godere (il regno) oziosi.
Definiz: § VI. Detto figuratam. di parole, pensieri, dispute, ricerche, domande, e simili, tale Superfluo, Inutile, Inopportuno, Vano, e simili. –
Esempio: Collaz. SS. PP. R. 113: Reputando maggiore cosa questa povertà con fatica, che quella oziosa meditazione de le Scritture e la 'nfruttuosa perseveranza del leggere che tu predichi.
Esempio: Fiorett. B. Proginn. 3, 202: Quella parte resterebbe fredda, insipida e oziosa, se con questi mezzi non fusse aiutata e rinvigorita.
Esempio: Pallav. Stor. Conc. 2, 36: La confermazione era una cerimonia oziosa, e non un vero sacramento.
Esempio: Giord. Op. 2, 32: Parimenti ozioso mi sembra il ripetere i motivi che c'indussero a restringere.... alcuni articoli.
Esempio: Manz. Prom. Spos. 452: Non pensò neppure a farle una domanda indiscreta, nè oziosa.
Esempio: Guast. Rapp. El. 208: Pregando gl'Italiani che dalle oziose dispute e dalle vergognose battaglie cessassero.
Esempio: E Guast. Scritt. Art. 191: La ricerca del vero autore mi parve oziosa.
Definiz: § VII. In senso particolare, detto pur di parole, si usò nel linguaggio biblico e degli asceti; donde poi passò nel linguaggio comune, per Sconveniente, Riprovevole; ed anche, Da esserne chiamato in colpa, Peccaminoso. Pure usato nel senso ordinario d'Inutile, ma inchiusovi il concetto del doverne rispondere come di colpa innanzi a Dio. Detto anche di pensieri. –
Esempio: Bibb. N. 9, 71: Generazione serpentina, come potete parlare bene, essendo voi iniqui?... Ma io vi dico: Nel giorno del giudizio li uomini renderanno ragione di ogni parola oziosa che averanno parlato. Certo sarai giustificato per le tue parole; e per le parole tue sarai condannato.
Esempio: Cavalc. Ammon. Paol. 70: E non solamente ci conviene guardare dalla detrazione, ma eziandio dalla oziose parole; perocchè la Verità dice che ogni parola oziosa che gli uomini diranno, ne renderanno ragione al dì del iudicio. Oziosa parola è quella che non fa utile a chi l'ode, nè a chi la dice.
Esempio: Vill. G. 812: A uno Bettone Cini..., perchè, poi ch'elli uscì dell'uficio, si dolse e disse alcuna parola oziosa per una imposta gli era fatta per lo duca, gli fece cavare la lingua infino allo strozule.
Esempio: S. Greg. Omel. 1, 50: Quella parola è oziosa alla quale manca o utilità di dirittura o ragione di giusta necessità.
Esempio: S. Grisost. Opusc. 136: Chè se li peccati si debbono esaminare con tanta discrezione, eziandio delle parole oziose e de' pensieri vani e rei dobbiamo esser giudicati, quanto maggiormente le buone opere, o picciole o grandi, fieno dal misericordioso Iddio, e pensate, e rimunerate al giudicio.
Esempio: Collaz. SS. PP. R. 102: Non cognoscendo noi la virtù del non peccare, non ci crediamo commettere peccato veruno per questi oziosi e isdrucciolenti scorrimenti di pensieri.
Esempio: Comm. Anon. Dant. 2, 393: Messer Pazzino il fece pigliare per moneta che da lui dovea avere, e parole oziose dinanzi a' visi si diceono.
Esempio: Domin. Gov. Fam. 54: Non bisogna io ti dica non bestemmiare, non maledire,... non infamare, non mormorare,... non parlar disonesto, non motteggiare; però che dicendo, non dire parola oziosa, tutto nego che si può alla lingua salutevolmente negare.
Esempio: Belc. F. Rappr. 7: E nessun per la via sia dissoluto In suoi pensieri o parole ozïose.... E d'ogni cosa a Dio chieggiam perdono.
Esempio: Segner. Mann. giugn. 26, 1: Se l'odi prorompere in parole ardite, adulatorie, ambiziose, buffonesche, impazienti, iraconde, livide, oscene, oziose, imprudenti, ti accorgi subito ch'egli è mal regolato in ordine a sè.
Definiz: § VIII. Pur figuratam., detto di stagione, vale Che rende pigri, inerti, e simili. –
Esempio: Bart. D. Op. mor. 29, 1, 125: Autunno dilettevole in un medesimo e ubertoso,... verno, pigro, orrido e ozioso.
Definiz: § IX. Detto di cosa onde si possa avere alcun bene, e in particolare di danaro, vale Non usufruito, Non adoperato, Infruttifero. –
Esempio: S. Antonin. Lett. 133: Quello uno solo talento che gli fu dato, non l'aveva trafficato, ma tenuto sotterrato e ozioso.
Esempio: Pallav. Perfez. crist. 539: In quanto poi s'appartiene al secondo, cioè al danaro che per colpa dell'avarizia rimane ozioso; chi ben discerne, il danno pubblico è nullo.
Esempio: Segner. Mann. apr. 26, 3: Tu lasciandole oziose (le ricchezze di grazia) nelle occasioni di mortificarti, di vincerti..., non dubiti di dolerti di Dio medesimo.
Definiz: § X. Detto di terreno ozioso, vale Non lavorato, incolto, e perciò Infruttuoso. –
Esempio: Dat. Gor. Stor. 111: Non è palmo di terreno dattorno, che stia ozioso.
Definiz: § XI. Detto di acque, vale Immobile, Stagnante, e simili. –
Esempio: Bocc. Com. Dant. B. 2, 275: La padule ha poco fondo e cattivo, ed è oziosa.
Definiz: § XII. Ozioso, usato con un compimento, vale Che non opera, Che non fa, ciò ch'esprime il compimento, o non si conforma ad esso. –
Esempio: Benciv. Esp. Patern. volg. 80: Chi è ozioso di buone opere, elli non si puote tenere lungamente, ch'elli non caggia in peccati.
Esempio: Collaz. Ab. Isaac volg. 85: Distratto, e dissoluto nelle cose corporali, e ozioso della verità, per lo continuo colloquio e per lo discorrimento nella superbia.
Definiz: § XIII. Figuratam. detto di tempo ozioso, età, e simili, vale Non occupato, Vuoto di lavoro, e simili. –
Esempio: Ovid. Rimed. Am. 21: Fa' che la prima cosa che tu fughi, secondo i mie' amunimenti, sieno gli oziosi riposi.
Esempio: Poliz. Rim. C. 32: Io soglio pur negli ozïosi tempi, Quando nostra fatica s'interrompe, Venire a' sacri altar ne' vostri tempî Fra l'altre donne con le usate pompe.
Esempio: Machiav. Art. Guerr. Proem. 187: Deliberai, per non passare questi miei oziosi tempi senza operare alcuna cosa, di scrivere.... dell'arte della guerra quello che io ne intenda.
Definiz: § XIV. Come attributo di alcuni animali, vale Torpido, Pigro, Inerte, e simili. –
Esempio: Bocc. Com. Dant. B. 1, 259: L'asino essere inerte, ozioso e torpente animale, assai chiaro si conosce per tutti.
Definiz: § XV. Figuratam. e poeticam. vale Da gente infingarda e neghittosa. –
Esempio: Petr. Rim. F. 5: La gola e 'l sonno e l'ozïose piume Hanno del mondo ogni vertù sbandita.
Esempio: Vai Rim. 49: Ite, profani, all'ozïose piume, Ite a quiescere al fin, se ec.
Esempio: Parin. Poes. 17: Le oziose lane Soffrir non puoi più lungamente, e in vano Te l'ignavo tepor lusinga e molce.
Definiz: § XVI. Per similit. –
Esempio: Salvin. Trifiod. 13: Da sè i cavalli in ozïosa stalla Chinando giù meschinamente gli occhi, I cavalli compagni sospiravano.
Definiz: § XVII. Detto di cose naturali o artificiali, vale Inutile, Vano, Che non serve più ad alcun uso o non si adopra; Inerte, e simili. –
Esempio: Ristor. Comp. Mond. 157: E se lo cielo, per lo suo movimento,... facesse suono dilettevole od altro, quello suono.... si doverebbe udire, e 'n altra guisa quello suono sarebbe ozioso.
Esempio: Domin. Gov. Fam. 54: Il sapientissimo fabricator dell'universo nulla fece disutile, nulla ozioso, nulla senza maravigliosa ragione.
Esempio: Tass. Gerus. S. 8, 35: Onde piace là su, che Ozïosa non resti (una spada) in questa parte.
Esempio: Nell. Disc. Archit. 36: Serrata la sua metà, ecco che sotto di quella restano del tutto oziose le deboli centine.
Esempio: Pindem. Poes. 5: Per l'aperte sale Passa ululando l'Aquilon, nè tace Nel cavo sen dell'ozïose scale.
Definiz: § XVIII. In forza di Sost. Colui che sta in ozio, Che si dà all'ozio. –
Esempio: Fr. Bart. Amm. ant. volg. 489: Ogni ozioso è in desiderj.
Esempio: Legg. Tosc. 10, 183: Cagiona (il giuoco delle ruzzole) inoltre danno e pregiudizio alle famiglie degli oziosi, i quali si distolgono da' loro lavori.
Esempio: Guadagn. Poes. 1, 23: Gli ozïosi non prender per modello.
Definiz: § XIX. Stare ozioso, vale lo stesso che Stare in ozio. –
Esempio: Collaz. SS. PP. R. 113: Noi non stemmo oziosi tra voi, e non mangiammo indarno il pane vostro, ma affaticammoci il dì e la notte colle nostre braccia per non dare gravezza a neuno.
Esempio: S. Ag. C. D. 7, 103: Nelle quali terre per settantanni stette (la popolazione israelitica) oziosa in cattività.
Esempio: Leggend. SS. M. 4: In costuma e in usanza avea il Beato Francesco.... di non istare ozioso di ben fare per niuno tempo.
Esempio: Bocc. Filoc. 469: Molto è meglio ozioso stare, che male adoperare.
Esempio: Imit. Crist. 27: Tu se' chiamato a patire ed affaticarti, e non per stare ozioso e perdere il tempo in cianciare.
Esempio: Adr. M. Plut. Vit. 1, 260: Nel riposo e nella vacazione degli studj non ischerzava, nè si stava ozioso, come gli altri giovanetti.
Esempio: Baldin. Vit. Brunell. 76: Dopo essere stati più settimane oziosi, con minor salario di prima si resero al volere di Filippo, e ritornarono al lor lavoro.
Esempio: Guast. Rapp. El. 451: Ma il popolo non sta mica ozioso: lavora nelle maniere, e obbliga certi vocaboli inerti a prestarsi bene e meglio ai bisogni nuovi della vita pubblica.

192) Dizion. 5° Ed. .
OZONO.
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pag.787

OZONO.
Definiz: Sost. masc. Term. dei Chimici. Gas di odore acre e sgradevole, derivato da una trasformazione dell'ossigeno in date condizioni e che dell'ossigeno possiede certe proprietà in grado maggiore, come quella di produrre ossidazioni.
Dal grec. ὦζων ὄζον. –
Esempio: Capp. Lett. 4, 74: Sono (certi sermoni).... come l'ozono nell'aria: tu certamente lo conosci cotesto signore, ed io per caso; e so che vi porta la salubrità.
Esempio: E Capp. Lett. 4, 75: Dunque il tuo libretto farà del bene come l'ozono.

193) Dizion. 5° Ed. .
NAZZARENO e NAZARENO.
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pag.66

NAZZARENO e NAZARENO.
Definiz: Add. Oriundo di Nazaret; e dicesi più specialmente di Gesù Cristo, concepito e cresciuto in Nazaret. Usasi spesso antonomasticamente, in forza di Sost., per Gesù Nazzareno.
Dal basso lat. Nazarenus, e questo dal grec. Ναζαρηνός. –
Esempio: S. Greg. Omel. 2, 36: Ma udiamo oggimai quello che l'angelo soggiugne: Voi cercate Gesù nazareno. Gesù, in lingua latina, significa Salvatore. E molti potevano allora avere questo nome Gesù, non però sostanzialmente, ma nuncupativamente. Però soggiugne il luogo, per dichiarare di quale Gesù diceva, cioè: Nazareno.
Esempio: Pulc. L. Morg. 9, 1: O felice alma, d'ogni grazia piena, Fida colonna e speme grazïosa, Vergine sacra, umile e nazzarena Perchè tu se' di Dio nel cielo sposa, Colla tua mano insino al fin mi mena.
Esempio: Martin. T. N. 2, 473: E scrisse di più Pilato un cartello e lo pose sopra la croce. Ed eravi scritto: Gesù Nazzareno Re de' Giudei.
Esempio: E Martin. T. N. 3, 231: Chi se' tu, Signore? E dissemi: Io sono Gesù il Nazareno, cui tu perseguiti.
Esempio: Manz. Poes. 843: Tacita un giorno a non so qual pendice Salia d'un fabbro nazaren la sposa.
Definiz: § I. Pure in forza di Sost., per Cristiano. –
Esempio: Bibb. N. 9, 744: Abbiamo trovato questo Paulo, uomo pestifero e sedizioso, il quale per diverse parti e contrade va seminando suoi errori.... seguitando e lodando la superstiziosa setta de' Nazareni.
Definiz: § II. Talvolta è usato per lo stesso che Nazareo, cioè Ebreo consacrato al Signore. –
Esempio: Martin. T. V. 1, 357: Posino elle (le benedizioni del padre) sul capo di Giuseppe, sul capo di lui Nazareno tra' suoi fratelli.
Esempio: E Martin. T. V. Not.: Giuseppe è detto Nazareno tra' suoi fratelli, che vuol dir separato, ovvero coronato e distinto, tra' suoi fratelli.... Questo nome istesso ci rappella il Cristo, di cui fu figura Giuseppe, il Cristo, che portò il nome di Nazareno.
Esempio: Capp. Scritt. 2, 254 Not.: San Paolo.... è detto capo de' Nazarei..., i quali però non si vogliono confondere con gli antichi Nazareni che furono anteriori al cristianesimo: erano questi una setta di Giudei astretta da voti speciali.
Definiz: § III. Alla nazzarena, parlandosi dei capelli dell'uomo, vale Tenuti come la tradizione reca li tenesse Gesù Nazzareno, cioè scendenti sulle spalle dall'uno e dall'altro lato.

194) Dizion. 5° Ed. .
NÈ.
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pag.66

.
Definiz: Congiunzione negativa, che davanti a parola cominciante per vocale prende talvolta, ma oggi solo in poesia, un d eufonico, diventando ned. Vale E non: e serve a coordinare una proposizione negativa con una positiva, o a collegare più proposizioni negative fra loro.
Dal lat. nec. –
Esempio: Dant. Inf. 3: Cacciàrli i ciel per non esser men belli: Nè lo profondo inferno gli riceve.
Esempio: Cresc. Agric. volg. 78: Quel cotale (campo) non è novale ned è sativo.
Esempio: Petr. Rim. F. 5: Quanto richiamando più l'envio Per la secura strada, men m'ascolta; Nè mi vale spronarlo o dargli volta.
Esempio: Bocc. Decam. 1, 184: Entrò in pensiero, che questo volesse dire, che un così fatto re, non essendovi il marito di lei, la venisse a visitare: nè la 'ngann in questo l'avviso, cioè, che la fama della sua bellezza il vi traesse.
Esempio: Tass. Lett. 2, 120: Conviene che qui mandi alcuno che li prenda (certi dialoghi), o che almeno apra il commercio de le lettere, che m'è interdetto, nè so da chi.
Esempio: Adr. M. Plut. Vit. 2, 141: Raccontano che di diecimila morti ve ne ebbe tremila de' Cartaginesi natii.... ned è memoria che in altri tempi in un sol fatto d'arme morissero tanti Cartaginesi.
Esempio: Galil. Op. IV, 721: In molti luoghi afferma ed in particolare alla face. 49..., ned è credibile che egli ammetta quella concavità vacua.
Esempio: Lipp. Malm. 2, 6: Tu vuoi, ch'io doni per l'amor di Dio: Nè sai ch'io piglierei per San Giovanni.
Esempio: Mont. Poes. 2, 39: Gelo d'orror, ned oso Più interrogarti.
Esempio: E Poes. App. 121: Già del suo caro il seno era ferito, Nè lievemente.
Esempio: Leopard. Poes. 75: Ned io ti conoscea, garzon di nove E nove Soli.... Quando facevi, Amor, le prime prove.
Esempio: E Leopard. Poes. 83: Quanto, deh quanto Di te mi dolse e duol! nè mi credea Che risaper tu lo dovessi.
Esempio: Niccol. Poes. 2, 14: Ei l'eloquenza tua sentì fatale; Nè diè soavi affetti al cor superbo Teresa Navagero, ad esso unita Con recente imeneo.
Definiz: § I. Talvolta dinanzi al secondo Nè si interpose la copulativa E. –
Esempio: Bemb. Rim. 34t: Nè freno il corso, e nè la sete spengo.
Definiz: § II. Nè, serve pure a collegare varj membri entro una medesima proposizione negativa, talvolta ripetendosi davanti a ciascuno di essi. –
Esempio: Dant. Conv. 131: Nessuno dubita, nè filosofo, nè gentile, nè giudeo, nè cristiano, nè d'alcuna setta, che elle non sieno piene di tutta beatitudine.
Esempio: S. Bonav. Med. Vit. G. Cr. 47: E non aveano nè possessioni, nè denari, nè derrata.
Esempio: Avvertim. Maritagg. 19: Guarda che tue no lo desti subitamente (il marito), ned in fretta, però ch'aldina volta se ne cruccia oltre.
Esempio: Petr. Rim. F. 42: E' non furon mai fiumi nè stagni, Nè mare ov'ogni rivo si disgombra, Nè di muro o di poggio o di ramo ombra. Nè nebbia ec.
Esempio: E Petr. Rim. F. 293: Nè per sereno ciel ir vaghe stelle, Nè per tranquillo mar legni spalmati, Nè per campagne cavalieri armati, Nè per bei boschi allegre fere e snelle, Nè ec.
Esempio: Bocc. Decam. 5, 10: Mai nè per fatica di maestro, nè per lusinga o battitura del padre, o ingegno d'alcuno altro, gli s'era potuto mettere nel capo nè lettera nè costume alcuno.
Esempio: Mazz. Lett. 1, 46: Vi stia sempre a cuore, solo in amare lui, e non in altro: chè se una rimunerazione d'un grosso voi pensaste, non sarebbe mai vostro nè amico nè ben vogliente.
Esempio: Guicc. Stor. 1, 8: Ma non fuggì perciò (il Cardinale Ascanio) nè poi il giudicio divino, nè allora l'infamia e l'odio giusto degli uomini, ripieni per questa elezione di spavento e d'orrore.
Esempio: Varch. Stor. 2, 99: Che Oranges non potesse in modo nessuno dare alcuno impedimento nè a lui, nè alle sue genti, nè alle sue robe, nè dannificare o molestare nè il contado di Perugia, nè gli stati di lui, nè de' suoi o parenti o amici o aderenti.
Esempio: Grazz. Comm. Prol. 6: Cozzano il vecchio col nuovo.... e fanno un guazzabuglio e una mescolanza, che non ha nè via nè verso, nè capo nè coda.
Esempio: Tass. Gerus. S. 2, 79: Raccor dovreste omai le sparse vele, Nè fidarvi di novo al mar crudele.
Esempio: Adr. M. Plut. Vit. 2, 24: Ma non furono nè queste parole, nè 'l tristo augurio, attese dal popolo.
Esempio: Dav. Tac. 1, 76: Non gli fe' il viso chiaro nè brusco.
Esempio: Lipp. Malm. 3, 28: Subito accetta, e siede in alto solio Senza mettervi su nè sal nè olio.
Esempio: Giobert. Teor. Sovrann. 1, 392 Not.: Iddio non è acqua, nè vapore, nè aria, nè calorico, nè magnetico, nè luce, nè etere, nè altro fluido ponderabile o imponderabile.
Definiz: § III. Fra membri correlativi, Nè, ripetuto davanti a ciascuno di essi, ha forza negativa di per sè anche senz'altra particella di negazione, quando sia anteposto al verbo principale della proposizione. –
Esempio: Dant. Inf. 2: Me degno a ciò nè io nè altri crede. E Purg. 4: Del qual ned io ned ei prima s'accorse.
Esempio: Cavalc. Dial. S. Greg. 143: Totila.... in prima nè per esempio nè per amore di Dio voleva essere mansueto.
Esempio: Petr. Rim. F. 158: Nè così bello il sol già mai levarsi Quando 'l ciel fosse più de nebbia scarco, Nè dopo pioggia vidi 'l celeste arco Per l'aere in color tanti variarsi; In quanti ec.
Esempio: Bocc. Decam. 1, 141: Che uomo è costui, il quale nè vecchiezza nè infermità nè paura di morte, alla qual si vede vicino, nè ancora di Dio, dinanzi al giudicio del quale di qui a picciola ora s'aspetta di dovere essere, dalla sua malvagità l'hanno potuto rimuovere?
Esempio: E Bocc. Decam. 1, 170: Un monaco giovane, il vigore del quale.... nè i digiuni nè le vigilie potevano macerare.
Esempio: Mazz. Lett. 1, 19: Invaginando io che voi me ne fareste onore, però che nè voi nè io vorreste tòrre lo sudore a persona.
Esempio: Dat. Gor. Stor. 121: Nè papa, nè re, nè signore, nè comune trovarono che si volesse di loro fatti impacciare, per non dispiacere a' Fiorentini.
Esempio: Mont. Feron. 1, 279: Forza cresce Al generoso tuo dolor l'asciutto Ciglio de' tristi che alla voce sordi Di natura e del ciel, nè d'un sospiro, Nè d'un sol fiore consolàr l'estinto.
Definiz: § IV. Nè, pure in correlazione con altro Nè, ha anche forza disgiuntiva, e vale Sia, sia, O, o. –
Esempio: Bocc. Decam. 2, 229: Cominciò.... con saramenti ad affermare che egli prima sofferrebbe d'essere squartato, che tal cosa contro allo onore del suo signore nè in sè nè in altrui consentisse.
Esempio: Maff. G. P. Vit. Confess. 4, 71: Appresso tutto il Capitolo rimase in opinione di uomo semplice ed idiota, e poco atto nè alla sottigliezza delle discipline speculative, nè al maneggio delle cose agibili.
Esempio: E Maff. G. P. Vit. Confess. 4, 98: Più avvezzo a corteggiare giudici ed avvocati, che a frequentare nè chiese, nè sacramenti.
Definiz: § V. Quando in una proposizione siano più membri correlativi, la particella Nè talvolta si omette davanti al primo, sottintendendola. –
Esempio: Cont. Ant. Cav. 20: Li antecessori nostri, che senno e valore ebbero tanto, en dolore ned en pianto non acquistaro lo loro grande onore.
Esempio: Cresc. Agric. volg. 477: E quelle (galline) che il becco nè unghioni non hanno acuti, debbon covare, e l'altre son meglio da fare uova che da porre.
Esempio: Dant. Inf. 24: Erba nè biada in sua vita non pasce.
Esempio: Stor. Pistol. 292: Messer Mastino nè 'l marchese non la potea soccorrere.
Esempio: Petr. Rim. F. 308: Poi che crescendo in tempo ed in 'l sol, credo, già mai.
Esempio: Bocc. Decam. 3, 173: Di che si fatta paura m'entrò, che io del tutto mi disposi a non voler più la dimestichezza di lui; e, per non averne cagione, sua lettera nè sua mbasciata più volli ricevere.
Esempio: E 5, 75: Perchè, pure agio avuto n'avesse (di dormire), il dolore nè i pensieri, che della sua giovane avea non l'avrebbero lasciato.
Esempio: Sacch. Op. div. 25: E nota che per arte di demonio nè d'altro si può sapere li segreti di Dio.
Esempio: Bemb. Pros. 214: Nè..., posta da' prosatori in un luogo, ha forza di negare ancora in altro luogo dinanzi, dove ella non è posta; così: E commandolle che più parole nè romor facesse; ed ancora: Acciò che egli senza erede, nè essi senza signor rimanessero.
Esempio: Mont. Iliad. 3, 205: In vero Biasmare i Teucri nè gli Achei si denno Se per costei si diuturne e dure Sopportano fatiche.
Definiz: § VI. Usato ellitticamente, vale Neppure, Nemmeno; ma oggi si adoprerebbe più che altro in poesia. –
Esempio: Fr. Giord. Pred. ined. 16: Non si truova di nullo, che mai avesse la signoria del mondo in tutto pienamente a un tratto, nè i Romani.
Esempio: Pallad. Agric. 5: E' se n'è seguito, che la loro dottrina nè da quelli che son savissimi si puote intendere.
Esempio: Bocc. Decam. 2, 111: Fatto questo, cominciò l'uno a dire: chi enterrà dentro? A cui l'altro rispose: non io. Nè io, disse colui; ma entrivi Andreuccio.
Esempio: Ar. Orl. fur. 2, 41: Sei giorni me n'andai matina e sera Per balze e per pendici orride e strane, Dove non via, dove sentier non era, Dove nè segno di vestigie umane.
Esempio: E Ar. Orl. fur. 44, 48: Se la donna s'affligge e si tormenta, Nè di Ruggier la mente è più quieta.
Esempio: E Ar. Comm. 2, 272: Niente può rincrescermi Più che il mal di Dulippo; nè il mio proprio.
Esempio: Borgh. V. Disc. 1, 204: Io non credo già che sia, non pur cristiano nessuno.... ma nè nomo grave e sentito, che non se ne rida, e non l'abbia per una baia.
Esempio: Cecch. Comm. ined. 2, 351: Voi credete ben che e' non sien abili Per voi? S. Nè tutto il mondo.
Esempio: Adr. M. Plut. Vit. 2, 100: Nè Dio stesso può ordinariamente formar parola distinta, senza un corpo composto delle membra e strumenti necessarj a formarla.
Esempio: Galil. Op. IV, 588: Chi leggerà la vostra scrittura, toccherà con mano che voi non avete, non dirò intese le sue demostrazioni, ma nè capite le semplici ipotesi.
Esempio: Alf. Trag. 4, 78: Sovra il tuo ciglio il sonno Nè un sol momento scese.
Definiz: § VII. Nè, si usa più che altro poeticam. e in modo enfatico, in principio di discorso, e specialmente nelle apostrofi, sia nel suo proprio valore di E non, sia in vece di Non. –
Esempio: Parin. Poes. 86: Nè senza i miei precetti e senza scorta Inerudito andrai, signor, qualora ec.
Esempio: Fosc. Poes. C. 24: Nè più mai toccherò le sacre sponde Ove il mio corpo fanciulletto giacque, Zacinto mia.
Esempio: Mont. Feron. 1, 242: Nè te, quantunque umil pianta vulgare, Lascerò ne' miei carmi inonorato, Babilonico salcio.
Esempio: Leopard. Poes. 139: Nè tu finor giammai quel che tu stessa Inspirasti alcun tempo al mio pensiero, Potesti, Aspasia, immaginar.
Definiz: § VIII. Nè non, si usò invece del semplice Nè, o di E non; ed è maniera conforme alla francese Ni non. –
Esempio: Fior. Virt. 76: La prima (pazzia) si è a non pensare niente ne' suoi fatti, ma fargli pure come gli viene nel cuore, nè non guardare in alcuna ragione.
Esempio: Cresc. Agric. volg. 121: Il pane, che di soperchio ha formento e sale, niente nutrica, né non conforta.
Esempio: Liv. Dec. 1, 273: Nè giuravano già per ingegno, nè non prendeano mica le leggi a gabbo, anzi dirizzavano loro costumi a guardarle.
Esempio: Collaz. Ab. Isaac volg. 84: Sarà egli.... nella bassezza del primo ordine, il quale nè non conosce queste cose, nè non le disidera, nè non sale alle cose più alte.
Esempio: Collaz. SS. PP. 10: Chi è sempre mansueto e riposato non s'accende per turbazione d'ira..., nè non si stende per vanità di vanagloria, nè non ingrossa per enfiatura di superbia.
Esempio: Comp. Din. Cron. DL. 136, 30: Alcuni di loro voleano le castella del Vescovo.... alcuni no; nè non voleano la guerra.
Esempio: Arrighett. Avvers. Fort. volg. 74: Nè non credere, che i grandi soli sieno da temere.
Esempio: E Arrighett. Avvers. Fort. volg. appr.: Nè non ti dimentichi l'origine dell'umana sorte.
Esempio: Passav. Specch. Penit. 20: Lessi certi piccioli beni e pochi, ch'io avea fatti nella mia giovinezza.... nè non me ne ricordava.
Esempio: S. Cater. Dial. 78: Nè non può l'anima, se non ha unite queste tre potenzie insieme, avere perseveranzia.
Esempio: E S. Cater. Dial. 80: Nè non si cura d'avere la compagnia. Sacch. Nov. 2, 62: Non arebbe guasta la roba del collaterale, nè quella di messer Cristofano; nè non arebbe fatto uscire di sè il collaterale e gli altri che v'erano.
Esempio: Ar. Orl. fur. 45, 34: Son simile all'avar c'ha il cor sì intento Al suo tesoro, e si ve l'ha sepolto, Che non ne può lontan viver contento, Nè non sempre temer che gli sia tolto.
Definiz: § IX. E con inserzione di altre parole fra Nè e Non. –
Esempio: Fior. Virt. 27: Non ti allegrare troppo per le cose prospere, nè le contrarie non ti conturbino.
Esempio: Dant. Inf. 2: La vostra miseria non mi tange, Nè fiamma d'esto incendio non mi assale.
Esempio: Liv. Dec. 1, 172: Fecero tra loro una congiurazione che le mani non portassero mangiare alla bocca, e che la bocca similmente non lo ricevesse, nè i denti non lo masticassero.
Esempio: Bocc. Decam. 3, 154: Voi non siete la prima.... la quale è ingannata, nè io non v'ho ingannata per torvi il vostro.
Esempio: Grazz. Rim. V. 5, 62: Non tien conto di nuvolo o sereno; Nè freddo o caldo mai non lo tormenta.
Definiz: § X. Nè, si usò, più, che altro poeticam., nel senso di O disgiuntiva, in correlazione con altra parola o proposizione precedente. –
Esempio: S. Gir. Grad. 10 var.: Colui che ave orgoglio, nè avarizia, nè lussuria, si chiude l'uscio del suo cuore, e non vi lascia Iddio entrare.
Esempio: Docum. Miliz. Ital. 531: Che li detti officiali della condotta non possano.... alcune consegnagioni di cavalli fare o far fare.... a pena di libre ducento di piccioli..., cassando ogne altra reformagione overo statuto, lo quale delle predette cose nè di questo facesse altra menzione.
Esempio: Fiorett. S. Franc. 190: La religione delli frati Minori.... seguita le vestigie.... del più buono, del più ricco e del più santo, che mai fosse nè mai sarà, cioè del nostro Signore Gesù Cristo.
Esempio: Petr. Rim. F. 62: Lasso, le nevi fien tepide e nigre.... Prima ch'i' trovi in ciò pace nè triegua.
Esempio: E Petr. Rim. F. 89: Come lume di notte in alcun porto Vide mai d'alto mar nave nè legno, Se non gliel tolse o tempestate o scogli; Così ec.
Esempio: E Petr. Rim. F. 260: Se gli occhi suoi ti fur dolci nè cari.
Esempio: E Petr. Rim. F. 321: Onde quant'io di lei parlai nè scrissi.... Fu breve stilla d'infiniti abissi.
Esempio: Cont. Bell. Man. 94: Se pianti nè sospiri il ciel riguarda.
Esempio: Bemb. Rim. 40: E s'io dettai rime nè versi, Tristi, non lieti fur, com'eran dianzi.
Esempio: Car. Eneid. 9, 631: E se t'appesi, E se t'affissi mai teschio nè spoglia Di fera belva, or mi concedi ch'io Questa gente scompigli.
Esempio: Dav. Colt. 489: È grande errore por nella vigna frutti nè piante di sorte alcuna.
Esempio: Parin. Poes. 184: Oh miseri! che val di medic'arte Nè studj oprar, nè farmachi, nè mani? Tutti i sudor son vani Quando il morbo nemico è sulla porta.
Definiz: § XI. Nè, si rafforza prendendo diversi compimenti avverbiali, come Meno, Manco, Anche, Pure, che spesso gli si congiungono formando una sola parola che si dichiara al suo luogo. E parimente si rafforza con Ancora, Altresì, e simili. –
Esempio: Espos. Salm.: Non fanno nè meno una piccola ammonizioncella.
Esempio: Bocc. Decam. 2, 141: Aveva la prigione macerate le carni di Giannotto, ma il generoso animo.... non aveva ella in cosa alcuna diminuito, nè ancora lo 'ntero amore il quale egli alla sua donna portava.
Esempio: E Bocc. Decam. 7, 33: Sapeva sì fare, che Bentivegna del Mazzo non se ne avvedeva, nè ancora vicino che egli avesse.
Esempio: E Bocc. Filoc. 1, 342: Poichè gl'iddii non ve n'hanno voluti far lieti, nè io altresì ve ne credo rallegrare.
Esempio: Stor. Aiolf. 1, 82: Disse Lionida: Padre mio, guardate s'egli è quello che ha vinto el torniamento, chè a me non par egli. El padre rise e disse: Nè anche a me.
Esempio: Bin. Lett. 270: È meglio che io finisca, a fin che Messer Vulcano non trovassi poi qualche scempità, e facessi le vendette del non aver mai scritto nè anco a lui, al quale mi riserbo satisfare un'altra volta.
Esempio: Lipp. Malm. 2, 60: Rispose l'Orco: Io non verrò nè anco, Guarda la gamba!
Esempio: E Lipp. Malm. 5, 9: L'invenzioni Che ritrova il legista ed il notaio, Quando per pelar meglio i buon pippioni, Gli aggira, che nè anche un arcolaio.
Esempio: Falcon. Lett. Dat.: Crederei che ad ogni qualunque scultore che avesse un po' di giudizio non verrebbe nè meno in mente d'esprimerlo che tenesse il cavallo ec.
Esempio: Segner. Crist. instr. 2, 290: Nè anche l'aquila, finchè dorme, sente pena di star legata allo scuro.
Esempio: Red. Lett. 1, 28: Non vorrei mai servirla in cose di malattie, nè per la sua persona e nè meno per quella de' suoi amici e congiunti.
Esempio: E Red. Lett. 1, 88: Io le avrei con ogni franchezza risposto che i Sermoni del Padre Truxes si dovessero in ogni maniera mettere alla stampa, senza nè pur toccarne una virgola.
Esempio: Fiacch. Fav. 1, 15: Ma che pro? se d'ingegno Ritroso la campana Di crollare un tantin nè pur dà segno.

195) Dizion. 5° Ed. .
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pag.66

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Definiz: Particella avverbiale di luogo, che sta a indicare il termine dell'allontanamento; ma anche spesso si usa in forma pleonastica. Si premette o si affigge ai verbi, e, quando si affigge a voci terminate in vocale tonica, raddoppia la n, dicendosi: Vanne, Andonne. Uniscesi spesso con altre particelle pronominali od avverbiali, e talora forma con esse una sola parola perdendo l'e finale; per esempio diciamo: Men vo, Ten vai, Sen va. E insieme con tali particelle o si premette al verbo, o si affigge ad esso in una sola parola. Nell'antico volgare italiano inde, ende, 'nde, de.
Provenzal. en e ne; franc. en, e anticamente int, ent. Dal lat. inde. –
Esempio: Dant. Inf. 2: Lo giorno se n'andava, e l'aer bruno Toglieva gli animai, che sono in terra, Dalle fatiche loro.
Esempio: E Dant. Purg. 26: L'una gente sen va, l'altra sen viene.
Esempio: Comp. Din. Cron. DL. 186, 31: E però se ne ritornò inverso Prato.
Esempio: Petr. Rim. F. 188: O sole; e tu pur fuggi, e fai dintorno Ombrare i poggi, e te ne porti il giorno.
Esempio: Bocc. Decam. 7, 141: Elle si partiranno, e voi ve ne potrete scendere al luogo dove i vostri panni avrete lasciati, e rivestirvi e tornarvene a casa.
Esempio: E Bocc. Decam. 8, 51: Volendo, per andarsene, l'oste pagare, non si trovò danaio.
Esempio: Sacch. Nov. 2, 239: Tornando Iacopo a Firenze, ne menò il detto garzone con seco.
Esempio: Guicc. Op. ined. 2, 333: Moverebbeli sopra ogni cosa lo interesse loro particulare, che è lo maestro che ne mena tutti gli uomini.
Esempio: Gell. Poes. 461: Vientene lieta, o bella e bianca Aurora.
Esempio: Tass. Gerus. S. 11, 56: Io me ne vo costretto; Sostien persona tu di capitano.
Esempio: Parin. Poes. 80: Ei nudo andonne, Dell'assisa spogliato, ond'era un giorno Venerabile al vulgo.
Esempio: Fiacch. Fav. 1, 44: Una lepre affamata uscì del folto Bosco, e ne venne in un terren più colto.
Esempio: Mont. Iliad. 18, 250: Come al campo n'andrò, soggiunse Achille, Se in mano di color venner le mie Armi?
Esempio: Niccol. Poes. 2, 54: A terra Vanne, istrumento inutile, che chiudi Polve sì tarda per la mia vendetta.
Definiz: § I. Si usa pleonasticamente con le particelle Me, Te, Se, Ce, Ve, anche con alcuni verbi di quiete. –
Esempio: Nell. Iac. Serv. padr. 1, 2: Chi non vuol durar fatica, se ne stia a casa sua.
Esempio: Guerrazz. Racc. 131: Era l'ultimo giorno di carnevale, ed io me ne stava sopra un monte altissimo, dove ec.
Definiz: § II. Si prepone talvolta alle particelle pronominali Il, Lo, Li o Gli, La, Le, anche in composizione con un verbo, o con una delle dette particelle. –
Esempio: Bocc. Decam. 3, 91: Tu facesti quello che far dovevi, di mandarnelo, come facesti.
Esempio: E Bocc. Decam. 7, 180: Là tornati con una tavola, su v'acconciarono la fante, ed alla casa ne la portarono.
Esempio: E Bocc. Decam. 8, 157: Quel forziere.... voglio che sia vostro, acciò che nelle vostre contrade nel possiate portare.
Definiz: § III. Si usò anche posposto alle particelle suddette. –
Esempio: Vill. F. 158: La Contessa cortesemente lo ne rimandò in suo paese.
Esempio: Bocc. Decam. 1, 174: Io non potei stamane farne venire tutte le legne.... e perciò con vostra licenzia io voglio andare al bosco e farlene venire.
Esempio: E Bocc. Decam. 5, 149: La donna.... per celare il difetto della figliuola, ad una lor possessione la ne mandò.
Esempio: E Bocc. Decam. 6, 298: Hai uno (un dente).... il quale.... è tutto fracido...; per che io ti consiglierei che tu il ne cacciassi.
Esempio: Sacch. Nov. 2, 225: Saliti a cavallo, come se 'l diavolo gli ne portasse, si dileguarono.
Definiz: § IV. Si pospone anche talvolta a due particelle pronominali, affiggendosi ad esse, quando seguono il verbo. –
Esempio: Vill. G. 8: Il.... re Talamone.... rubò e prese Ansiona.... e menollasene in Grecia.
Esempio: Petr. Rim. F. 294: Ella 'l se ne portò sotterra, e 'n cielo, Ove or triumfa.

196) Dizion. 5° Ed. .
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Definiz: Particella pronominale. Riferito a cosa o persona menzionata nel contesto, indica possesso o appartenenza, e può rendersi con pronomi possessivi, o con le frasi Di me, Di voi, Di esso, Di loro, ec. Si usa di collocarla nel discorso al modo stesso di Ne, particella avverbiale. –
Esempio: Petr. Rim. F. 223: E 'l piover giù dalli occhi un dolce umore L'addornàr sì (il lauro) ch'al ciel n'andò l'odore.
Esempio: Ar. Orl. fur. 7, 56: Ne la forma d'Atlante se gli affaccia Colei che la sembianza ne tenea.
Esempio: E Ar. Orl. fur. 20, 2: Le donne son venute in eccellenza Di ciascun'arte.... E qualunque all'istorie abbia avvertenza Ne sente ancor la fama non oscura.
Esempio: Car. Eneid. 1, 542: Ma 'l paese è di Libia, ed avvi in guerra Gente feroce. Or n'è capo e regina Dido.
Esempio: E Car. Eneid. 8, 474: Enea.... in ogni parte Volgea le luci, desïoso e lieto Di veder quel paese, e di saperne I siti, i luoghi e le memorie antiche.
Esempio: Rucell. Or. Cical. III, 2, 152: Egli (il cigno) ha sembianze sì leggiadre e belle, Che Giove stesso.... Ne prese il volo e ne vestì la pelle.
Esempio: Dat. Pref. Pros. Fior. 51: Furon degni di scusa i nostri antenati, se dubitarono della propria favella, non ne avendo sperimentato il valore.
Esempio: Segner. Pred. 32: Come.... è possibile che si truovi chi per compiacere a un amico, chi per accettarne gl'inviti, chi per aderirne a' consigli, chi per lusingarne i capricci, disgusti Dio?
Esempio: E Segner. Pred. : Vide.... cader quell'albero eccelso, che rappresentava il suo stato; vide marcirne ogni frutto, vide languirne ogni fiore, vide inaridirne ogni fronda.
Esempio: Magal. Lett. 9: Il paese è fertile e copioso di frutti; i quali ne fanno la delizia, come il zucchero ne fa la ricchezza.
Esempio: Manz. Prom. Spos. 510: Don Gonzalo, ch'era della casa del gran capitano, e ne portava il nome,... era forse quello che faceva più fuoco.
Definiz: § I. Riferito a una causa, motivo, e simili, menzionato nel contesto, vale Per esso, Per lui, Per ciò, Per causa di ciò, ec. –
Esempio: Dant. Purg. 11: Ogni uomo ebbi in dispetto tanto avante Ch'io ne mori', come i Senesi sanno.
Esempio: Petr. Rim. F. 17: Ben che 'l mio duro scempio sia scritto altrove, sì che mille penne Ne son già stanche.
Esempio: E Petr. Rim. F. 27: Onde nel petto al novo Carlo spira La vendetta, ch'a noi tardata nòce, Si che molt'anni Europa ne sospira.
Esempio: Bocc. Decam. 8, 351: Di che egli in tanto dolor cadde, che perdutone il mangiare ed a giacer postosi, diliberò di morire.
Esempio: E Bocc. Teseid. 5, 80: Conosciuta fu immantinente Da ciaschedun delli due buon guerrieri; Gli qua' però non ristetton nïente, Ma ne divenner più forti e più fieri.
Esempio: Dat. Gor. Stor. 103: Quando.... disonoravano l'Iddii, e facevano contro alla loro religione..., eranne puniti.
Esempio: Pandolf. Gov. Fam. 3: Sono stracchezze inestimabili e troppo dannose, delle quali, spento il fummo alla cucina, è spento ogni grado e grazia, e appena ne se' guardato in fronte.
Esempio: Ar. Orl. fur. 46, 130: Fu Ruggier còlto, e sì quel colpo sente, Che tutto ne vacilla e ne traballa.
Esempio: Guicc. Stor. 1, 13: Il Pontefice.... riempiè tutta Italia di querele.... Ma non manco se ne commosse Lodovico Sforza, al quale erano sempre sospette le azioni di Ferdinando.
Esempio: Adr. M. Plut. Vit. 1, 17: Ammirarono gli altri questa magnanimità, e ne lo amarono per l'affezione che dimostrò d'avere al popolo.
Esempio: Dav. Scism. 331: Di tal divorzio per tutto si ragionava: soli quei che speravano di crescerne, tal novità aiutavano.
Esempio: Bart. D. Ghiacc. 43: Se la gocciola (del vin rosso) non è stritolata e divisa nelle sue ultime particelle, e sa queste non si diffondon per tutto il bicchiere, non sarà vero che l'acqua se ne mostri colorita e tinta, come pur fa.
Definiz: § II. Riferito a materia, mezzo, e simili, con che si fa o si ottiene qualche cosa, vale Di esso o Di quello, Con ciò, Mediante ciò, Per mezzo di esso; e simili. –
Esempio: Vill. M. 65: Tanto grano, biada, olio e carne andavano di continuo in Bologna, che la se ne reggea e mantenea assai convenevolmente sanza grande carestia.
Esempio: Petr. Rim. F. 243: Forse vuol Dio tal di vertute amica Tòrre a la terra, e 'n ciel farne una stella.
Esempio: Bocc. Decam. 8, 48: Sentendo nella Marca d'Ancona esser per legato del Papa venuto un cardinale che molto suo signore era, si dispose a volersene andare a lui, credendone la sua condizion migliorare.
Esempio: Segner. Pred. 10: Quando si va per recidere qualche legno da porre in opera da fabbricarne uno scrigno, da formarne uno studiolo, da farne una bella statua, si va con cento riguardi.
Esempio: Salvin. Senof. 57: Ippotoo aveva in testa di raccogliere giovani nel fior dell'età e formarne di nuovo una compagnia di ladroni.
Definiz: § III. Riferito alla materia, ed altresì all'oggetto, sul quale si esercita un'azione o passione, vale Di esso, Di ciò, Intorno a ciò, Rispetto a ciò, e simili. –
Esempio: Dant. Inf. 3: Quivi sospiri, pianti, ed alti guai Risonavan per l'aer senza stelle, Perch'io al cominciar ne lagrimai.
Esempio: E Dant. Inf. 8: Quale colui che grande inganno ascolta Che gli sia fatto, e poi se ne rammarca, Tal si fe' ec.
Esempio: E Dant. Inf. appr.: Vidi quello strazio Far di costui alle fangose genti, Che Dio ancor ne lodo e ne ringrazio.
Esempio: Petr. Rim. F. 207: Ed ancor non men pento Che di dolce veleno il cor trabocchi.
Esempio: E Petr. Trionf. 297: Vidi Aci e Galatea che 'n grembo gli era, E Poliferno farne gran romori.
Esempio: Bocc. Decam. 8, 241: Se a me di ciò cadesse il riprendervi, io so bene ciò che io ve ne direi.
Esempio: Dat. Gor. Stor. 131: Le ragioni sono vive, e rimangone chiaro.
Esempio: Machiav. Pros. stor. pol. 2, 319: Tanto differì la cosa per difetto di vettovaglia, che i Pisapi ne ebbero indizio.
Esempio: Car. Eneid. 7, 1169: Gli spaventati suoi cavalli Strazio e scempio ne fero; egli di novo Per virtù d'erbe e per pietà che n'ebbe La casta Dea, fu rivocato in vita.
Esempio: Lipp. Malm. 2, 32: Il sentir su pe' canti delle strade Tutti a cavallo risuonar la tromba Ed il voler saperne la cagione Lo fecero mutar d'opinione.
Esempio: Segner. Pred. Pal. ap. 201: Quando [l'aria] di torbida sta per convertirsi in serena, ne porge indizio con divenir prima rossa.
Esempio: Fag. Comm. 3, 401: Glien'avete parlato? A. Perchè glien'ho io a parlare?
Esempio: Alf. Trag. 1, 3: Oh! se palese mai Fosse tal fiamma ad uom vivente! Oh! s'egli Ne sospettasse!
Esempio: Guerrazz. Racc. 134: Il tempo e la morte battono la misura di coteste vostre danze, e voi non ve ne accorgete.
Definiz: § IV. Indica altresì una relazione di permuta, di scambio, valore o prezzo, con altra cosa espressa nel contesto; e rendesi con Per esso, Di esso, e simili. –
Esempio: Dant. Purg. 20: L'altro.... Veggio vender sua figlia, e patteggiarne, Come fan li corsar dell'altre schiave.
Esempio: Vill. M. 87: Li Ungari avieno trattato di darlo preso a' Pisani, e d'averne fiorini ventimila d'oro.
Esempio: Rep. Fir. Diec. Bal. 2, 99: Le fuste delle botti fate rendere al detto Pellegrino: con questo che noi non ne vogliamo pagare alcuno nolo.
Esempio: Varch. Sen. Benef. 4: I benifizj si danno per dare, non per riceverne il cambio.
Esempio: Cecch. Comm. ined. 257: Odi: tu hai chiestone Ottanta scudi; oh! egli è troppo; diàntene Sessanta, orsù.
Definiz: § V. Usato in senso partitivo, indica qualche parte o quantità di ciò a cui si riferisce, e vale Di quello, Di esso. Di essi, Di ciò, e simili. –
Esempio: Dant. Inf. 5: Sempre dinanzi a lui ne stanno molte (delle anime).
Esempio: Vill. M. 122: Uccisono alquanti uomini, alquanti ne presono. Vell. Cron. 14: Ebbe più figliuoli maschi e femmine, e io ne conobbi parte.
Esempio: Petr. Trionf. 201: Da indi in qua cotante carte aspergo Di penseri e di lagrime e di 'nchiostro, Tante ne squarcio e n'apparecchio e vergo.
Esempio: Bocc. Decam. 8, 382: E similmente verso i sudditi del marito era tanto graziosa e tanto benigna, che niun ve n'era che più che sè non l'amasse.
Esempio: Ar. Orl. fur. 33, 111: Alla sua mensa poi fece venire L'orrendo mostro.... Che gli rapisce e contamina i cibi, Nè lascia che no gusti o ne delibi.
Esempio: Varch. Sen. Benef. 4: O bene o male che ti sia avvenuto de i benifizj fatti, persevera di farne de gli altri.
Esempio: Lipp. Malm. 1, 76: Poi vende il resto (del vino) a prezzo tanto vile, Che ognun ne compra: e infin chi n'ha in cantina, Per rivenderlo altrui il fiasco attacca.
Esempio: Red. Lett. 3, 5: Ho mandato a mio padre.... un corbello con cinquecento ostriche.... Gli ho scritto che ne metta centocinquanta in un paniere, ec.
Esempio: Salvin. Iliad. 169: Cambiò l'armi ch'avea D'oro in quelle di rame temperato, Ed arme che valevan cento buoi In quelle che sol ne valevan nove.
Esempio: Manz. Prom. Spos. 61: E si faceva tant'olio, che ogni povero veniva a prenderne, secondo il suo bisogno.
Definiz: § VI. E nelle stesse locuzioni usasi spesso pleonasticamente per maggior forza o chiarezza. –
Esempio: Vill. M. 542: Bello pare e scusabile d'alcuni farne memoria.
Esempio: Fiorett. S. Franc. 168: La saetta fa percussione terribile rompendo, fracassando.... ciò che ella coglie, e poi non se ne truova niente di quella saetta.
Esempio: Pulc. L. Morg. 1, 25: Del ben servir da Dio n'avean buon merto.
Esempio: Firenz. Pros. 1, 265: Oh, di coteste misure io non ne credo avere straccio.
Esempio: Car. Lett. fam. 3, 111: Di questi luoghi ce ne troverete assai, dove la collisione.... parrà forse viziosa.
Esempio: Red. Lett. 1, 99: De' quali [sonetti].... ne mando a Vostra Signoria Illustrissima un saggio.
Esempio: Targ. Tratt. Fior. 267: Di queste monete non ne ho potuto trovar menzione in veruno scrittore.
Esempio: Nell. Iac. Serv. padr. 1, 2: Della carne pigliane un po' meno di iersera.
Esempio: Manz. Prom. Spos. 455: Lucia è bene appoggiata; di me non ce n'è più bisogno.
Definiz: § VII. E riferito a un nome per lo più femminile, non espresso, ma che s'intende dal contesto, in locuzione con certi verbi, come Dare, Fare, Vedere, Sentire. –
Esempio: Dant. Inf. 25: Onde cessar le sue opere biece Sotto la mazza d' Ercole, che forse Gliene diè cento, e non sentì le diece.
Esempio: Grazz. Cen. 30: Considerando che egli ne aveva fatte tante a loro e ad altri, che troppa vergogna e forse danno gliene risulterebbe, diliberò ec.
Esempio: Nell. Iac. Serv. padr. 1, 2: Quello scimunito di Ciancica non ne fa una che vada a verso.
Esempio: Fiacch. Fav. 2, 100: Tale stromento è detto il diavolaccio, Forse perchè va fuori a mezza notte A dar ne' boschi agli augelletti impaccio, E ne fa delle crude e delle cotte.
Esempio: Panant. Poet. Teatr. 7: M'è diventata una civetta, E me n'ha fatte di tutte le razze.
Definiz: § VIII. Si usa per esprimere un compimento retto dalla prep. Da; e vale Da questo, Da quello, Da ciò, e simili. –
Esempio: Petr. Rim. F. 2: Era il giorno ch'al sol si scoloraro.... i rai; Quando i' fui preso, e non me ne guardai, Che i be' vostr'occhi, Donna, mi legaro.
Esempio: E 53: I' son già, pur crescendo in questa voglia, Ben presso al decim'anno, Nè poss'indovinar chi me ne scioglia.
Esempio: Bocc. Decam. 3, 77: Per onor di te e per consolazione di lei ti priego te ne rimanghi (dal far ciò) e lascila stare in pace.
Esempio: E Teseid. 5, 49: Che ben te ne verrà, o che conforto?
Esempio: Adr. M. Plut. Vit. 2, 140: Essendo sempre battuti da umido turbo di venti..., sì che gran danno ne riceveano principalmente i non pratichi.
Esempio: Lipp. Malm. 3, 5: E poi ne trasse (dalla scarsella).... Un par d'occhiali affumicati e rotti.
Esempio: Targ. Tratt. Fior. 262: Usandosi allora da quasi tutti gli altri potentati di peggiorare continuamente le loro monete,... ne seguiva che ec.
Esempio: Gozz. Op. scelt. 5, 197: Che il figliuolo suo voglia sollazzarsi non è maraviglia Ne sono alquanto ritardati gli studi, ma siamo in tempo.
Esempio: Manz. Prom. Spos. 498: Uno fuggitivo da casa sua, l'altra in procinto d' abbandonarla, tutt' e due con troppo forti motivi di starne lontani, senza probabilità di riunirsi mai più.
Definiz: § IX. Ne, vale anche lo stesso che Noi o Ci, ed esprime il compimento diretto, ora preposto al verbo, ora affisso a quello; ma è più proprio della poesia o del nobile linguaggio. –
Esempio: Dant. Inf. 4: Andiam, chè la via lunga ne sospigne.
Esempio: E Dant. Purg. 1: Lasciane andar per li tuoi sette regni.
Esempio: E Dant. Purg. 19: Mosse le penne poi e ventilonne.
Esempio: Petr. Rim. F. 349: I dì miei, più correnti che saetta,... Sonsen andati, e sol morte n'aspetta.
Esempio: Bocc. Decam. 8, 7: Assai m'aggrada, poichè vi piace che per questo campo.... nel quale la vostra magnificenzia n'ha messi, del novellare, d'esser colei che corra il primo aringo.
Esempio: Firenz. Pros. 2, 161: Que' pastori che ne conducevano, in forma di battaglia s'erano armati.
Esempio: Car. Eneid. 3, 13: Ivi le genti D'intorno accolte, al mar ne riducemmo, E n'imbarcammo al fine.
Esempio: Salvin. Iliad. 129: E io lui attendendo che ne assaglia Riceverollo con acuta antenna.
Esempio: Manfred. Scritt. Mot. Acq. 6, 140: Increscemi che egli ne privi della sua conversazione.
Esempio: Fag. Pros. 80: Dio ne guardi da questi don Meoni.
Esempio: Leopard. Poes. 42: Diceano: oh non le nubi e non i venti, Ma ne spegnesse il ferro, e per tuo bene, O patria nostra.
Definiz: § X. Esprime pure il compimento indiretto, e vale A noi, o Ci. –
Esempio: Dant. Inf. 9: Ma nondimen paura il suo dir dienne.
Esempio: E Dant. Inf. 33: Padre, assai ci fia men doglia Se tu mangi di noi; tu ne vestisti Queste misere carni, e tu le spoglia.
Esempio: Petr. Rim. F. 141: Mirate come 'l tempo vola, E sì come la vita Fugge, e la morte n'è sovra le spalle.
Esempio: Bocc. Decam. 1, 123: Il mandarlo fuori di casa nostra così infermo, ne sarebbe gran biasimo.
Esempio: E Bocc. Decam. 4, 25: Tacciansi i morditori.... o ne' lor diletti.... standosi, me nel mio questa brieve vita che posta n'è lascino stare.
Esempio: Car. Eneid. 1, 883: Qual sì cruda gente.... quest'uso approva, Che ne sia proibita anco l'arena? Che guerra ne si mova, e ne si vieti Di star ne l'orlo de la terra appena?
Esempio: Salvin. Iliad. 241: Or se il chiaro Nettunno Buon viaggio daranne, il terzo giorno Giugnerò in Ftia.
Esempio: Leopard. Poes. 41: Perchè venimmo a sì perversi tempi? Perchè il nascer ne desti o perchè prima Non ne desti il morire, Acerbo fato?
Definiz: § XI. Si prepone alle particelle Il, Lo, Li o Gli, La, Le, anche in composizione con altra parola. –
Esempio: Bocc. Decam. 6, 58: Una feminetta.... entrò nella cucina; e sentendo l'odor della gru.... pregò caramente Chichibio che ne le desse una coscia.
Esempio: E Bocc. Decam. 6, 244: Tu se' dirittamente famiglio da dovere esser caro ad un gentile uomo di questa terra...; io ne gli parlerò.
Esempio: E Bocc. Decam. 7, 274: Ed avendo alcun denaio, ed il Canigiano avendonegli alquanti prestati, fece molte balle ben legate ec.
Esempio: E Bocc. Decam. 8, 123: E questo detto, rincominciò a bastonarlo, e tante d'una parte e d'altra ne gli die', che il mulo passò avanti.
Definiz: § XII. Trovasi preposto ad un verbo cui sia affissa altra particella. –
Esempio: Cavalc. Vit. SS. PP. volg. 2, 167: E poichè più volte n'ebbelo pregato (Dio), un dì l'Angiolo di Dio venne ec.
Definiz: § XIII. Si usò anche posposto alle particelle suddette. –
Esempio: Vill. M. 332: Egli è assai utile cosa tra gli uomini considerare..., quando possono.... abbattere gli altri, ch'e' medesimi sono sottoposti a quella medesima calamità e fortuna; ma provarlo per sperienza gli ne fa più certi.
Esempio: Ar. Orl. fur. 44, 8: E gli ne dolse e gli ne 'ncrebbe forte.
Esempio: Car. Lett. fam. 2, 108: Dico che Giove si trasfigurò in castrone..., e gli ne rimasero ancora le corna.
Definiz: § XIV. Si pospone anche talvolta a due particelle pronominali affiggendosi ad esse, quando seguono il verbo. –
Esempio: Bocc. Decam. 3, 75: Sicuramente gli dite che io sia stata quella che questo v'abbia detto, e siamevene doluta.
Esempio: E Bocc. Decam. 7, 249: Ed a voi ne faremo ancora quello onore che vi se ne conviene.
Esempio: E Bocc. Amet. 65: Io ti farò conoscere.... la qualità delle case degl'Iddii, delle quali niuna parte mi se ne occulta.
Definiz: § XV. Ne, trovasi per Ci o Ce o Ve, in senso di moto a luogo e vale: A ciò, A cosa, già espressa dal contesto. –
Esempio: Dat. Gor. Stor. 131: Se non fussono state [le guerre passate], non si sarebbono i Fiorentini per avventura esercitati al guadagnare, come hanno fatto, che ne gli ha stretti la necessità.
Definiz: § XVI. Ne, trovasi usato a maniera di predicato in relazione a stato o qualità espressa nel contesto, in luogo di Tale o Lo. –
Esempio: Vill. M. 72: In Vinegia morì il doge loro, e funne fatto un giovane di quarantasei anni.
Esempio: Castigl. Corteg. V. 34: Io forse vi saprò dir qual abbia ad esser un perfetto Cortegiano, ma non insegnarvi come abbiate a fare per divenirne.
Definiz: § XVII. Affisso alla particella pronominale Glie si usò indeclinabilmente per Glielo, Gliela, Glieli, Gliele. –
V. Gli, partic. pronominale, § XVII.
Definiz: § XVIII. Con assimilazione dell'l si fece Gnene, rimasto oggi al popolo. –
Esempio: Ricc. S. Cat. Lett. Gh. 166: Mi sarebbe grato gnene mandassi (un rinvolto di trina) presto, perchè l'ha mandata a chiedere.
Esempio: E Ricc. S. Cat. Lett. Gh. 276: Dite a vostra madre, che la fornitura che mi chiede, io ho fatto colla maestra del lavoro che la gnene faccia fare ec.

197) Dizion. 5° Ed. .
NE e NEH, con l'è larga.
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NE e NEH, con l'è larga.
Definiz: Particella interrogativa, e anche esclamativa, che vale Non è vero? Di grazia, e simili; e si usa spesso con una certa ironia.
Probabilmente è dalla particella interrogativa latina ne. –
Esempio: Ar. Comm. 2, 12: Ed io viverò in questa speranza. C. Ed io ancora, neh?
Esempio: Grazz. Comm. 57: Chi la terrebb'ora ch'ella non potesse farvi, e forse lo farà prima che sia giorno.... L. Che? neh! C. Farvi qualche scorno.
Esempio: Forteguerr. Terenz. 61: Di' pure. T. Ma costui come è segreto? P. Io, ne? son segretissimo, ma senti ec.
Esempio: E Forteguerr. Terenz. 284: Vedrai Come mi desti questa accusa a torto. L. Accusa a torto, ne? ah sciagurata.
Esempio: E Forteguerr. Terenz. 307: Ti vedo ricaduto in quella stessa Vita di prima. P. Io, ne? L. Sì, sì tu stesso.
Esempio: Bracc. R. Dial. 4: Ah ah, sicchè ancor voi lo sapete, ne?
Esempio: Nell. Iac. Astratt. 3, 10: Non sarebbe già per darmi polver negli occhi, affinchè io gli chiudessi a' suoi amoretti, ne?
Esempio: E Nell. Iac. Mogl. 1, 4: Ora son la vostra moglie cara, ne?
Esempio: E Vecch. 3, 18: Quest'abito t'ha dato nell'occhio, neh? S. E di che sorta! (lo guarda minutamente) colla sua guarnizioncina, senza risparmio, e di buon gusto, che bella cosa!
Definiz: § N'è vero, e anche, come si scrisse, Ne' vero? Forma interrogativa che equivale a Non è vero? –
Esempio: Bellin. Disc. Anat. 2, 155: Confusioni inriducibili a ordinanza, caligini inischiaribili, indileguabili nebbie, direste forse voi, n'è vero?
Esempio: Crusc. Vocab. I: Ne.... L'usiamo eziandio davanti alla parola Vero, per avverbio che dimandi e quasi si ricerchi testimonianza dal domandato, in confermazion del suo detto, e allato scriverle l'apostrofo, in cambio dell'E' per Egli, che vi manca: va pronunziato dolcemente, sì come quando serve per proposizione e articolo, come, Ne' quali, cioè: Il tale è galant'uomo, ne' vero? Io gliele dissi a colui, ne' vero? cioè: Non è e' vero, che 'l tale è un galant'uomo? Non è e' vero, ch'io gliele dissi a colui?
Esempio: E Crusc. Vocab. IV: Ne. Avverb. si usa dinanzi alla parola Vero, formandosi una maniera avverbiale, Ne' vero, che domanda e quasi ricerca testimonianza dal domandato in confermazion del suo detto; e si pratica notarla d'apostrofo, come in cambio dell'E' per Egli, che vi manca. In tal caso tal particella va pronunziata dolcemente; per esemplo: Il tale è galantuomo, ne' vero? Io gliele dissi a colui ne' vero? e vale: Non è e' vero, che 'l tale è un galantuomo? Non è e' vero, che io gliele dissi a colui? Lat. nonne?
Esempio: Manz. Prom. Spos. 165: E Renzo? disse Agnese. È in salvo, n'è vero? disse ansiosamente Lucia.

198) Dizion. 5° Ed. .
NEANCHE e NE ANCO, che si scrivono anche disgiuntamente Nè anche e Nè anco.
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NEANCHE e NE ANCO, che si scrivono anche disgiuntamente Nè anche e Nè anco.
Definiz: Congiunzione che serve ad esprimere con una certa enfasi negazione od esclusione, e si usa in aggiunta ad altra negazione espressa o sottintesa. –
Esempio: Panant. Poet. Teatr. 12: Ch'io parta e corra subito all'appello Senza stare a pigliar neanco il cappello.

199) Dizion. 5° Ed. .
NEBBIA.
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NEBBIA.
Definiz: Sost. femm. Massa molto estesa di umore acqueo, sparso nell'atmosfera e condensato in minutissime vescichette, la quale cuopre la superficie del suolo, o di luoghi umidi, fino a una certa altezza, e offusca più o meno l'aria secondo la propria densità.
Dal lat. nebula. –
Esempio: Dant. Inf. 31: Come quando la nebbia si dissipa, Lo sguardo a poco a poco raffigura Ciò che cela il vapor che l'aere stipa; Così ec.
Esempio: E Dant. Purg. 5: Indi la valle, come il dì fu spento, Da Pratomagno al gran giogo coperse Di nebbia.
Esempio: Pallad. Agric. 87: La vite, la cui schiatta non si spaventa per nebbie nè per brine, porrai in luogo piano.
Esempio: Petr. Rim. F. 296: Come nebbia al vento si dilegua, Così ec.
Esempio: Bocc. Laber. 162: Indietro volgendomi, seguir mi vidi a una nebbia sì folta e sì oscura, quanto niuna se ne vedesse giammai: la quale subitamente intorniatomi, ec.
Esempio: Ar. Orl. fur. 14, 97: E dinanzi alle squadre e d'ogn'intorno Facea [il Silenzio] girare un'alta nebbia in volta...; E non lasciava questa nebbia folta, Che s'udisse di fuor tromba nè corno.
Esempio: Car. Lett. fam. 1, 35: Quando è nugolo o nebbia.... c'è notte perpetua.
Esempio: Vett. Colt. 80: Io senti' dire ad un contadino, non mica de' più tondi, questo ottobre, essendo state in que' di nebbie grandi, che quel tempo era stato a proposito per l'ulive, perciocchè ell'erano ingrossate.
Esempio: Galil. Op. VIII, 606: Si vedono assaissimi ragnateli quand'è nebbia, perchè i fili di essi, che sono, per la lor somma sottigliezza, invisibili, vengono ad esser ingrossati da un grandissimo numero di stille minutissime d'acqua, componenti la nebbia, che ci si posano su.
Esempio: Magal. Lett. fam. 1, 10: Sulla quale [erta] di mano in mano che andate salendo, vi si fa buio di mezzo di per la nebbia, che fascia il cocuzzolo della montagna.
Esempio: Ridolf. Lez. Agr. 1, 44: La nebbia non è che acqua in uno stato particolare, ridotta a tante piccole vescichette, come sarebbe la schiuma che fa il sapone sciolto e sbattuto nell'acqua. Queste piccole vescichette nuotano nell'atmosfera, velano la faccia del sole, e costituiscono la nebbia e le nubi. Se queste vescichette scoppiano, come accade delle bolle del sapone, vi diventano acqua.
Esempio: Card. Poes. 624: La nebbia a gl'irti colli Piovigginando sale.
Definiz: § I. In locuz. figur. e figuratam. –
Esempio: Dant. Inf. 24: Tragge Marte vapor di val di Magra, Che è di torbidi nuvoli involuto; E con tempesta impetuosa ed agra Sopra campo Picen fia combattuto; Ond'ei repente spezzerà la nebbia ec.
Esempio: Petr. Rim. F. 68: Ed io nel cor, via più freddo che ghiaccio, Ho di gravi pensier tal una nebbia, Qual si leva talor di queste valli, Serrate incontra agli amorosi venti ec.
Esempio: E Petr. Rim. F. 143: E 'ntanto lagrimando sfogo Di dolorosa nebbia il cor condenso, Alor ch'i' miro e penso Quanta aria dal bel viso mi diparte.
Esempio: Bocc. Rim. 120: L'ardentissimo fuoco, ond'io sfavillo Parole sì cocenti, E la turbida nebbia degli sdegni Che del mio petto sereno e tranquillo Ha mossi tanti venti Di sospir gravi, ec.
Esempio: Cont. Bell. Man. 22: Nè tutti quattro i venti insieme accolti Sgombrar porian la nebbia de i pensieri Che mi raduna in core un bel disire.
Esempio: Guicc. Op. ined. 1, 136: E spesso tra 'l palazzo e la piazza è una nebbia sì folta o uno muro sì grosso, che, non vi penetrando l'occhio degli uomini, tanto sa il populo di quello che fa chi governa,... quanto delle cose che fanno in India.
Esempio: Red. Son. 14: Venne il caldo d'Amore, e i primi frutti Pe' nascer da quei fiori;... Ma, sollevata dalla donna mia, Fece invanirgli interamente tutti Una nebbia crudel di gelosia.
Esempio: Leopard. Poes. 45: Italo ardito, a che.... parlar gli meni (i nostri padri) A questo secol morto, al quale incombe Tanta nebbia di tedio?
Definiz: § II. Pur figuratam., e poeticam., per Cosa vana, non consistente, e di breve durata. –
Esempio: Ar. Orl. fur. 26, 47: Questo principe avrà.... L'animo del gran Cesar, la prudenza Di chi mostrolla a Trasimeno e a Trebbia, Con la fortuna d'Alessandro, senza Cui saria fumo ogni disegno, e nebbia.
Definiz: § III. Per similit., detto di polvere o di arena, vale Grande massa di essa sollevata e sparsa per l'aria, e che più o inerto l'offusca. –
Esempio: Sigol. Viagg. Sin. 48: Quando.... vento si levasse, puoi fare ragione d'avere compiuto il viaggio, perocchè sì grand'è la mossa e la nebbia di quella rena, che ogni uomo v'affogherebbe entro.
Esempio: Bern. Orl. 49, 20: Poi che il conflitto fu durato un poco, E che la nebbia cominciossi aprire, Cominciò anche il paventoso gioco De' dispietati colpi ad apparire.
Esempio: Magal. Lett. scient. 31: Si vedria.... sciolta finalmente la terra da' suoi legami, ond'ella sì fortemente si stringe, in finissima nebbia di polvere.... dispergersi.
Esempio: Borell. Scritt. Mot. Acq. 24: Finita di spazzare una stanza si riempie tutta di quella folta nebbia polverosa, alla quale non basta un ottavo d'ora per ischiarirsi.
Definiz: § IV. Vale anche Fumo denso e molto diffuso. –
Esempio: Ar. Orl. fur. 14, 133: Sopra (all'alta e gran fiamma) si volve oscura nebbia e bruna, Che 'l sole adombra, e spegne ogni sereno.
Esempio: Bern. Orl. 49, 21: Come quando si dà di fuor l'assalto Ad un qualche riparo o bastione, Fa innanzi a' difensor di nebbia un smalto, Tratta da lor colubrina o cannone; Poichè 'l fumo s'allarga e monta in alto, Cominciano a vedersi le persone.
Definiz: § V. Pure per similit., Nebbia dicesi comunemente L'effetto che nella facoltà visiva produce l'opacità dei mezzi trasparenti dell'occhio, e che consiste nel vedere le cose come a traverso nebbia.
Definiz: § VI. E genericamente per Tutto ciò che offusca la vista, che impedisce agli occhi di vedere distintamente gli oggetti; usato specialmente in locuzioni poetiche. –
Esempio: Dant. Purg. 1: Va' dunque, e fa' che tu.... gli lavi il viso, Sì che ogni sucidume quindi stinga: Chè non si converria, l'occhio sorpriso D'alcuna nebbia, andar davanti al primo Ministro, che è di quei di Paradiso.
Esempio: Alam. L. Op. tosc. 2, 159: Ecco Ismene qua fuor, che 'l volto bagna Per la sorella sua d'amaro pianto; Gli occhi coperti d'una nebbia oscura Le guance e 'l bel colore Macchion di tristo umore.
Esempio: Metast. Dramm. 5, 71: Ove son? Che ascoltai? Mi sento in fronte Le chiome sollevar! Qual nebbia i lumi Offuscando mi va?
Esempio: Varan. Vis. poet. 12: Quindi il Padre alle scelte alme ed a' suoi Angeli, in cui la sua gloria s'adune, S'appressa, e rende in ammirabil guisa La vista lor d'ogni atra nebbia immune.
Esempio: Parin. Poes. 11: Poi coll'indice destro, lieve lieve Sopra gli occhi scorrendo, indi dilegua Quel che riman della Cimmeria nebbia.
Definiz: § VII. E in locuz. figur., e figuratam. –
Esempio: Dat. Vit. Pitt. 57: Leviamoci, o giudici, dinanzi agli occhi le nebbie, e terghiamo gli umori, nè riguardiamo il fatto che vien proposto per mezzo di specchi e di colori ingannevoli, ma riconoschiamo nell'oggetto reale ignuda e pura la verità.
Esempio: Ricc. L. Teofr. Caratt. 1, 8: Lasciati dunque questi esami, che a me sembrano digressioni..., dico solamente, a fine di tòrre certe nebbie dagli occhi degli incauti, non essere contro alla società bastante argomento li fatti di alcuni uomini nimicantisi l'un l'altro, ec.
Definiz: § VIII. Pur figuratam., per Stato della mente, o anche dell'anima, inetta, per ignoranza, errore, o simile, a conoscere e seguire il vero od il bene; e anche l'Ignoranza stessa, o l'Errore, che è cagione di tale stato intellettuale, o morale: ed altresì Difficoltà che ha una data cosa a essere intesa, Oscurità. –
Esempio: Dant. Purg. 28: Ond'ella: I' dicerò come procede Per sua cagion, ciò ch'ammirar ti face; E purgherò la nebbia che ti fiede.
Esempio: E Dant. Purg. 30: Quando il settentrion del primo cielo, Che nè occaso mai seppe nè orto, Nè d'altra nebbia, che di colpa velo..., Fermo si affisse, la gente, ec.
Esempio: E Dant. Conv. 217: Conciossiacosachè.... molti siano sì ostinati, che di que' miracoli (fatti da Gesù Cristo, e dai suoi Santi) per alcuna nebbia siano dubbiosi, e non possano credere miracolo alcuno, sanza visibilmente avere di ciò sperienza, ec.
Esempio: Bocc. Amet. 68: Co' suoi effetti si sforza [Pallade] a purgare Ciascuna nebbia delli cuor mondani.
Esempio: But. Comm. Dant. 2, 682: E purgherò la nebbia: cioè l'oscurità e la ignoranzia: nebbia s'intende oscurità d'ignoranzia.
Esempio: E But. Comm. Dant. 2, 730: Nè velo; cioè coprimento.... d'altra nebbia; cioè d'altra offuscazione, che di colpa: cioè de la colpa del peccato.
Esempio: Monigl. Cical. III, 1, 233: L'acutezza del suo giudizio è bastevole a scuotere e dissipare col solletico delle critiche la folta nebbia d'ogni caliginoso intelletto.
Esempio: Bellin. Disc. Anat. 2, 155: Confusioni inriducibili a ordinanza, caligini inschiaribili, indileguabili nebbie, direste forse voi, n'è vero? Ma sentite come tutto si rende aperto con facilissime.... riflessioni.
Esempio: Riccat. V. Dial. Forz. 80: Vi priego a dissipar la nebbia della mia mente, ed a rispondere alla difficoltà, che ho proposta.
Definiz: § IX. E per Sospetto; comunemente Ombra. –
Esempio: Rep. Fir. Lett. Istr. 1, 25: Fate che, non mancando alcuna delle cose dette sono, parliate come la materia richiede e con parole dolci e amorevoli, sì chè si lievi ogni nebbia, e rimanghino, che che s'intervenga, nostri amici quanto essere puote.
Definiz: § X. E pur figuratam., trovasi, costruito con un compimento retto dalla particella Di, per Piccola quantità o parte, Piccolezza, o simile. –
Esempio: Giamb. Oros. 63: Ma questi (gli uomini che sono oggi), abbiendo la loro vita dilicata e sempre usata in riposo, venuti ad alcuna nebbia di sollicitudine, si muovono, e pare loro durissima cosa.
Definiz: § XI. Nebbia, conforme a proprietà latina, trovasi per Nuvola, Nube. –
Esempio: Albertan. Tratt. volg. 164: Se la superbia monterà, insino a' cieli monterà, e lo capo suo toccherà le nebbie, e alla fine tornerà in neente.
Definiz: § XII. Nebbia, è nome volgare di una Pianticella della famiglia delle graminacee, comune nelle nostre regioni di collina e di monte, dove fiorisce nel maggio e nel giugno. La minuta struttura della sua infiorescenza a pannocchia rada, e il colore grigio giallognolo che prende durante la maturazione dei frutti, e che conserva anche dipoi, han fatta chiamare così questa pianticella; della quale, seccata, si fanno mazzi che si tengono in vasi per un certo ornamento. È l'Aira caespitosa, o capillaris, dei Botanici.
Definiz: § XIII. Nebbia da affettarsi o tagliarsi, ovvero che si affetta o si taglia, che si potrebbe affettare o tagliare, col coltello; maniera familiare e iperbolica, usata a denotare Nebbia grossa e foltissima. –
Esempio: Nom. Catorc. Angh. 11, 6: Una sì folta nebbia ha il regio ostello Che tagliar si potria con il coltello.
Definiz: § XIV. Nebbia che vuol fare, o simile, il seme; maniera popolare, che significa Nebbia che dà segno di volersi presto risolvere in pioggia. –
Esempio: Ridolf. Lez. Agr. 1, 44: Ora ecco perchè la nebbia bagna, ecco perchè si dice talvolta che la nebbia fa il seme; perchè queste vescichette nuotanti nell'atmosfera scoppiano, e l'acqua che formava le loro pareti si riunisce in goccie, le quali producono pioggia più o meno grave secondo le circostanze.
Definiz: § XV. Per nebbia, posto avverbialm., e usato più che altro col verbo Vedere per nebbia, è maniera tolta dal latino, e oggi non comune, la quale significa In modo non chiaro o alquanto oscuro, Confusamente, e simili. –
Esempio: Tass. Gerus. S. 10, 21: Ma pur dirò, perchè piacer ti debbia Ciò che oscuro vegg'io quasi per nebbia.
Esempio: Galil. Op. VI, 829: Io mi voglio prendere ardir di dire, che mi par quasi vedere per nebbia ch'ei non farebbe più, ma più tosto manco, di quello che ec.
Esempio: E Galil. Op. VII, 359: Veggo come per nebbia che se il discorso procedesse rettamente, quella ec.
Definiz: § XVI. Imbottare nebbia, o la nebbia, e talora Insaccare, nebbia, o la nebbia, valgono figuratam. Gettar via il tempo, mettendosi a far cosa che non serva a nulla, o che non possa mai riuscire, Far opera inutile, vana; ed altresì Stare senza far nulla, Stare in ozio. –
Esempio: Burch. Son. 1, 6: E poi vidi l'anguille Far cose, ch'io non so se dir mel debbia; Pur lo dirò: Elle 'mbottavan nebbia.
Esempio: Grazz. Comm. 219: Il resto del tempo non vo' che tu attenda ad altro che a imbottar nebbia.
Esempio: Ricc. S. Cat. Lett. 200: Suor Bernarda scrive malvolentieri cosi, perchè è dal suo, e non lo vorrebbe scoprire: chè vi so dire si terrebbano il sacco per insaccare nebbia, come dice suor Maria Iacopa.
Esempio: Buonarr. Sat. 7, 264: Miro dall'ampie sovrastanti soglie Il fasto d'un garzon tumido starsi, Che 'mbotta nebbia e fumo ognor raccoglie, E nessun non gradir; sì sè stimarsi, Che ec.
Esempio: Forteguerr. Terenz. 240: Che tu imbotti la nebbia; Lascia omai di toccare questo tasto.
Esempio: Panant. Poet. Teatr. 63: Ahi! sono stato ad imbottar la nebbia, Ed ho fatto la zuppa nel paniere.
Esempio: Card. Poes. 181: E sopravi giganti, Che vanno armati di monti e montagne A imbottar nebbia per queste campagne.
Definiz: § XVII. Incantar la nebbia; maniera scherzevole e bassa, che vale Mangiare e bere la mattina a buon'ora. –
Esempio: Varch. Suoc. 3, 4: E' non era ancor dì, che noi eravamo nella volta, con un pezzo di prosciutto in mano, a 'ncantar la nebbia.
Esempio: Car. Stracc. 1, 4: A Dio, Marabeo, tu incanti la nebbia a mezzo giorno.
Esempio: Cecch. Samar. 1, 4: Non vedete voi nebbia ch'è stamane? Chi va attorno, e non l'incanta, è matto.
Esempio: Adim. A. Ador. Mag. 72: Ma voi debbiate aver'incantato la nebbia.
Esempio: Baldin. Scherz. scen. 2, 4: Io a quest'otta ho incantata la nebbia più d'una volta.
Esempio: Nom. Catorc. Angh. 5, 48: Molti col vin, che in dono aveano avuto, Faceano a gara brindisi giocosi, Nè dal dì distinguevano le notti Incantando la nebbia e mezzi cotti.
Esempio: Casott. A. Celid. 1, 37: E se d'ottimo vin bevvi un Mar rosso, Incantar più la nebbia ora non posso.
Definiz: § XVIII. Incantar la nebbia, dicesi anche, popolarmente, per Riuscire destramente a farsi, nonostante il poco merito, un buono stato.
Definiz: § XIX. Il primo anno che non è nebbia, usasi familiarmente per In nessun tempo, Mai; rispondendo a chi ci dimanda quando faremo, o quando avverrà, una data cosa.
Definiz: § XX. Dopo tre nebbie acqua; proverbio popolare, denotante che la persistenza della nebbia per qualche giorno suol essere segno di prossima pioggia. –
Esempio: Lastr. Agric. 5, 230: Dopo tre nebbie, acqua.
Definiz: § XXI. La nebbia lascia il tempo che trova; proverbio denotante la nessuna influenza che essa esercita su le condizioni atmosferiche. –
Esempio: Targ. Alimurg. 18: Si suol dire che la nebbia lascia il tempo che ella trova, cioè: se principia a ciel sereno, egli si mantien tale...; se poi ella principia a cielo nuvoloso e piovoso, ella dura così per dei giorni.
Esempio: Lastr. Agric. 5, 234: La nebbia lascia il tempo che trova.
Definiz: § XXII. Quindi la maniera, pure proverbiale, Essere checchessia come la nebbia, che lascia il tempo che trova; o semplicemente Essere checchessia come la nebbia; la quale usasi figuratam. a significare che la cosa di cui si discorre non produce alcun effetto, o non produce l'effetto voluto, che essa è inefficace; e dicesi più specialmente di discorsi, di pratiche, di medicine. –
Esempio: Magal. Operett. var. 265: La bagnatura (de' buccheri), è come la nebbia che lascia il tempo che ella trova: così questa scopre, non altera, l'odore nè vi aggiugne niente del suo.
Definiz: § XXIII. La nebbia sulla brina porta l'acqua domattina; o porta l'acqua l'altra mattina. –
V. Brina, § IV.