Lessicografia della Crusca in rete

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1° Edizione
Diz Giu. totali
20961 34 20995 forme
15383 27 15410 occorrenze
Ordinamento delle voci: alfabetico punteggio
20) Dizion. 1° Ed. .
CORTECCIA
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pag.231



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Esempio: D. Gio. Celle. Piatoso disiderio è quello nella corteccia, ma nella midolla è più crudel, ch'ogni crudeltà.
21) Dizion. 1° Ed. .
SALDAMENTO
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pag.744



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Esempio: D. Gio. Celle. Credo che per sua cortesia, esso ha voluto indugiare il saldamento di vostre ragioni.
22) Dizion. 1° Ed. .
VOMICARE
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pag.953



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Esempio: D. Gio. Cell. Non potrai mangiar nulla, anzi vomicherai.
23) Dizion. 1° Ed. .
RAFFAZZONATO.
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pag.677



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Esempio: Don. Gio. Cell. Ma più ne' villani rilevati, e raffazzonati nelle spoglie de' poveri.
24) Dizion. 1° Ed. .
MESCOLANZA
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pag.525



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Esempio: Don. Gio. Cell. Ove alberga soldati, masnadieri, e ogni mala gente è in questa mescolanza.
25) Dizion. 1° Ed. .
GABELLARE
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pag.375



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Esempio: Don. Gio. Celle. La quale ha in usanza di porre aguato a ogni buona operazione, e gabellare ogni cosa, che entra nella Città di Paradiso.
26) Dizion. 1° Ed. .
SALMEGGIARE
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pag.744



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Esempio: D. Gio. Cell. Salmeggiando sempre co' frati, che gli erano appresso.
27) Dizion. 1° Ed. .
FREDDURA
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pag.365



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Esempio: Don. Gio. Cell. Conoscer la tua freddúra, e 'l mortal dimenticamento [cioè trascuraggine, pigrizia, lentezza] Lat. pigritia, lentitudo.
28) Dizion. 1° Ed. .
SCOLPITURA
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pag.765



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Esempio: D. Gio. Cell. Come la scolpitura del Re, che dà forma alla moneta.
29) Dizion. 1° Ed. .
INGRAZIATO
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pag.446



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Esempio: Don. Gio. Cell. Niuno più puro, ne più prudente, niuno più ingraziato da tutti quelli, che mai il vidono.
30) Dizion. 1° Ed. .
VISCHIO, e VESCHIO.
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pag.943



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Esempio: D. Gio. Cell. Il vischio non prende altro, che gli uccelli, che volan basso.
31) Dizion. 1° Ed. .
VERZICANTE
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pag.933



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Esempio: Don. Gio. Cell. Mirabil cosa fu a vederlo, nella più fresca, e verzicante età di 22. anni vedersi, e cognoscersi morire.
32) Dizion. 1° Ed. .
CELLA
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pag.169



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Definiz: E celle si dice anche a que' buchi de' fiali delle pecchie.
33) Dizion. 1° Ed. .
CHIAMATORE
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pag.176



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Esempio: Guid. G. Essendo svegliato dalle boci de' chiamatori.
34) Dizion. 1° Ed. .
MORMOROSO
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pag.542



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Esempio: Guid. G. Témperati dalle lagrime, e da' mormorosi lamenti.
35) Dizion. 1° Ed. .
SERRAME
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pag.790



1) id: c1568b11a3fb4a5b8b8707ea936c4364)
Esempio: D. Gio. Cell. Non dico se sono uficiati, e cantate l'ore, ma se hanno tetto, uscia, o serrame.


2) id: a38f782828d34044a29a2971689bca59)
Esempio: Guid. G. Prego divotamente, che tu m'apra i serrami del tuo consiglio.
36) Dizion. 1° Ed. .
QUINCIOLTRE.
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pag.671



1) id: 13d9552be41a4d8b85ab8b1b70f2dec2)
Esempio: Vit. S. Gio. bat. E quincioltre s'andrà sollazzando.
37) Dizion. 1° Ed. .
DALLA, DALLE. e simili:
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pag.246

38) Dizion. 1° Ed. .
D
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pag.246



2) id: 8bd28260504e462494521d210b87075d)
Definiz: Lettera, che ha gran parentela con la T, e perciò molte voci latine, nel farsi nostrali, hanno mutato il T in D. come più dolce di suono, Latro ladro, Potestas Podestà, Litus Lido. Acconsente dopo di se solamente la R, oltre alle vocali, tanto in principio, quanto in mezzo della dizione, e nella stessa sillaba, con perdere alquanto di suono, come DRAGO, SALAMANDRA. Riceve avanti di se, nel mezzo della parola, ma in diversa sillaba, La L, N, R, S, come GELDRA, BANDO, VERDE, DISDICEVOLE. Ma la S si trova di rado in mezzo di parola, e quasi sempre ne' verbi composti dalla preposizione DIS, come DISDIRE. Nel principio si trova più spesso, come SDEGNO, SDENTATO, e deesi sempre profferire la S, avanti, nel secondo suono, e più rimesso, come nella voce accusa, conforme al detto nella lettera S. Raddoppiasi nel mezzo, quando egli occorre, come FREDDO, addurre.
39) Dizion. 1° Ed. .
G
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pag.375



2) id: 919e05438d024a83834ff042946bf965)
Definiz: lettera compagna del C, laquale, anch'ella, ha due suoni diversi, perchè posta avanti all'A, O, U, ha il suono più rotondo, come GALLO, GOTA, GUSTO e avanti all'E, ed I, ha il suono più sottile, o aspirato, come GENTE, GIRO; onde, per necessità di proprio carattere, per servircene nel primo suono con la E, e con l'I, pogniamo dopo la H, come GHERONE, GHIRO. Questo Gh, quando ne seguita l'I, ha anch'egli due suoni, l'uno più rotondo, e grosso, come GHIRLANDA, VEGGHI dal verbo vedere: l'altro più sottile, e schiacciato, il quale, per lo più, avviene, quando all'I segue un'altra vocale, come GHIANDA, GHIERA, VEGGHIA: e a cotali suoni, per isfuggire errore, sarebbe bisogno proprio carattere a ciascheduno. Delle consonanti riceve dopo di se, nella stessa sillaba, la L, N, R. Come NEGLETTO, GLORIA, EGLI, REGNO, INGRATO, GRETOLA: bene è vero, che dopo la L, dove non seguita l'I, per esser suono, per sua durezza sfuggito da questa lingua, si truova di rado. Quando alla L col G avanti, seguita l'I, intal caso ha due suoni: l'uno più rotondo, e grosso, come NEGLIGENTE, il quale non è molto ricevuto da noi: l'altro più sottile, o schiacciato, come GIGLIO, FOGLIO: e questo è nostro proprio. Aggiunto, come s'è detto, il G alla L, e N, gran parte gli fa perdere del suo suono, come AGLIO, RAGNA. Consente avanti di se La L, N, R. S nel mezzo della parola, e in diversa sillaba, come VOLGO, VANGA, VERGA, DISGREGARE, benchè la S si trovi in mezzo di rado, e per lo più, in composizione, con la preposizione DIS. Ma nel principio di parola, più frequentemente, come SGARARE: e si pronunzia sempre la S avanti al G, nel secondo modo, cioè nel suono più rimesso, come nella voce ACCUSA. Raddoppiasi questa lettera nelle nostre voci molto spesso, come POGGIO, OGGI, ec.